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Decq batte Hadid 3 a 1

Luigi Prestinenza Puglisi 30 maggio 2010 Opere Nessun commento su Decq batte Hadid 3 a 1
Decq batte Hadid 3 a 1

A Roma vigono le regole del dieci e del due. Dieci è il numero minimo degli anni che servono per realizzare un’opera pubblica, due è il numero minimo di inaugurazioni per festeggiare l’evento. La prima inaugurazione avviene quando l’edificio è più o meno completato e anche se con qualche sala chiusa e quinta posticcia è in grado di accogliere i visitatori, la seconda quando si è deciso quali sono i fondi a disposizione per le attività correnti e chi li gestisce.

Grazie a queste due oramai indubitabili regole, giorno 27 maggio 2010 si sono potute inaugurare in contemporanea il Maxxi disegnato dalla Hadid e il Macro disegnato da Odile Decq. Il MAXXI, dopo circa 13 anni e alla sua seconda inaugurazione, il Macro, dopo una decina d’anni ed alla sua prima ( infatti chiuderà per poi riaprire ad ottobre). La curiosità era grande per un doppio ordine di motivi. Perché i due musei, entrambi dedicati all’arte contemporanea, sono stati realizzati da due istituzioni diverse: lo Stato per il MAXXI e il comune di Roma per il Macro. E perché si trattava di opere progettate da due donne architetto, entrambe dotate di straordinaria personalità, legate da una sottile relazione di rivalità.

Inevitabile quindi che i visitatori, i quali grazie a un servizio navetta si spostavano dall’uno all’altro dei due musei ubicati in punti distanti della città, si ponessero la domanda: chi ha vinto? Una domanda forse banale e fuori luogo perché si tratta di opere diverse ed entrambe di ottima fattura. Ma irresistibile e alla quale nessuno riusciva a sottrarsi. La vox populi, che ha subito sintetizzato la giornalista dell’Espresso Alessandra Mammì sul suo Blog, era che a vincere fosse la Decq. Concordiamo e, aggiungerei, per tre a uno.

Innanzitutto per i costi. Il Maxxi è venuto 150 milioni di euro per circa 20.000 metri quadrati, mentre il Macro circa 20 milioni per 10.000 metri. Vale a dire il primo la spaventosa cifra di 7.500 euro al metro quadrato mentre il secondo la ragionevole cifra di 2.000. Uno a zero.

Il Maxxi è però un edificio di grande fascino, una straordinaria galleria del vento dove sculture, quadri e installazioni flottano idealmente sospesi in un avvincente continuum spaziale. Un’opera di alta poesia architettonica, una sfida per gli espositori che possono sopravvivere al suo interno solo se mettono da parte la loro pigrizia mentale. E il costo eccessivo dell’edificio è forse imputabile più al sistema degli appalti italiano che all’effettiva difficoltà della costruzione, in fondo dei tunnel di calcestruzzo anche se curvi. Uno a uno.

Ma anche il Macro è un’opera di straordinario fascino spaziale. Ubicato in una infelice porzione di  un costipato lotto della maglia viaria ottocentesca, sarebbe potuto diventare uno dei tanti edifici banali, soffocati e scarsamente illuminati tipici di quel quartiere. Odile Decq ha avuto l’intuizione di aprilo verso il cielo, organizzando una coinvolgente sequenza di percorsi. Il visitatore attraversa un delizioso cortile d’ingresso, poi passa per il cuore centrale dell’edificio dove spicca l’esplosivo volume rosso dell’auditorium, poi sorvola le gallerie attraversandole in quota, passa per il bar che richiude in alto il cortile d’ingresso e che dall’inaspettato nuovo punto di vista si trasforma in una luminosa corte e infine arriva in una terrazza trasformata in una piazza sospesa sulla città. Una landscape architecture di una bellezza tanto contagiosa che riesce a trasformare  in un piacevole inserto spaziale anche la mediocre galleria della parte preesistente del museo ( l’intervento della Decq è, infatti, un ampliamento). Due a uno.

Caratteristica principale dell’edificio della Decq è, infine, la generosità. Gli spazi infatti non corrono mai il rischio, tipico delle realizzazioni dello star system, di essere involucri scultorei e quindi in larga misura autoreferenziali. Sono dei luoghi, nei quali si possono organizzare eventi, dove il pubblico può sostare, dai quali godere di un punto di vista inusuale. La mancanza di ortogonalità non deriva quindi da presupposti formalisti ma da una maggiore attitudine delle geometrie complesse nel rispondere alle esigenze di socialità secondo quanto insegnato dalla migliore tradizione francese, penso a André Bloc e a Claude Parent, oltre che da tutta la scuola organica ed espressionista. A dare carattere ai luoghi contribuisce la scelta dei colori che vanno dal rosso al nero, dal lucido all’opaco e l’uso dei materiali: alcuni moderni e altri recuperati e lasciati grezzi, quali per esempio le vecchie colonne in calcestruzzo cerchiate per ragioni strutturali da fasce metalliche. L’obiettivo è stimolare la percezione, esaltare i sensi, creare empatia per fare in modo che l’edificio non appaia estraneo e alla fine respingente. Tre ad uno.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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