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Una nuova semplicità in piazza

Luigi Prestinenza Puglisi 12 settembre 2010 Opere Nessun commento su Una nuova semplicità in piazza
Una nuova semplicità in piazza

Spedstudio è un team di progettazione formato da Andrea Ambroso, Enrico Dusi, Saverio Panata, Silvia Zini. I progettisti,  nati tra il 1977 e il 1978, si sono laureati a Venezia con i professori Aldo Aymonino e Valerio Paolo Mosco. Questi ultimi sono da tempo promotori della così detta architettura a volume zero, cioè di quelle occasioni di progettazione in cui è possibile intervenire sul già costruito con opere che ne migliorino la qualità e la fruizione al pubblico, senza per questo aggiungere quantità funzionali– per esempio nuovi metri cubi di abitazioni, spazi commerciali o terziari- che ne alterino in maniera radicale la fisionomia o i pesi urbanistici. Valerio Paolo Mosco, che è un critico di architettura militante, è anche da tempo impegnato a proporre e valorizzare l’estetica della Nuova semplicità: che si contrappone ai segni eclatanti dello star system per puntare a un sobrio pragmatismo.

Realizzazione a volume zero e sobrietà linguistica caratterizzano il progetto che Spedstudio ha proposto in occasione del concorso per una piazza ad Albarola nel comune di Lodi. E con un buon esito perché il progetto, convincendo la giuria per la sua diagrammatica semplicità, è risultato vincitore.
La piazza ha dimensioni di circa 80 metri per 80 metri ed è chiusa da quattro edifici d’angolo di altezza variabile dai 5 ai 7 piani fuori terra. E’ staccata dagli edifici mediante una strada anulare larga 3 metri  che serve a smistare il traffico. A separare i due ambiti provvede una panchina che, oltre a fungere da recinzione virtuale, segna un salto di quota che fa si che la piazza sia più alta rispetto alla strada di circa 40 centimetri. La ragione funzionale è che così si può inserire sopra il solaio della piazza ( il piano inferiore è infatti occupato da un parcheggio interrato) della terra dove piantare il verde. La ragione formale è che la piazza appare come se fosse una sorta di pieno dentro il quale poter scavare quattro stanze, ciascuna delle quali adibita a una particolare funzione.  Una, a forma avvolgente e circolare, è per il gioco dei bambini. Una  seconda, a forma rettangolare ed ombreggiata da quattro alberi, è pensata come punto di incontro per gli anziani. La terza, nel cui pavimento sono disegnate le linee di un capo da basket, servirà per piccole attività sportive, in alcuni giorni della settimana come mercato e all’occorrenza come parcheggio all’aperto. L’ultima, infine, posta ad angolo è pensata senza una specifica destinazione funzionale.
Dicevamo che le quattro stanze sono scavate rispetto a un terrapieno alto circa 40 centimetri. In realtà l’altezza della terra è tale sui bordi ma cresce verso l’interno. I cambi di quota, per quanto gestiti secondo regole geometriche, rendono piacevole e movimentala la percezione dell’insieme. Una concessione questa alle esigenze psicologiche dell’utenza anche a costo di mettere in crisi il rigore diagrammatico della composizione. Segno questo di un approccio pragmatico che caratterizza la ricerca di nuova semplicità del gruppo italiano rispetto ad esempio al superminimalismo giapponese, a cui comunque la pianta della piazza è in qualche misura debitrice.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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