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C + S all’Arsenale di Venezia: il restauro della teza

C + S all’Arsenale di Venezia: il restauro della teza

Il nuovo progetto dello studio C+S, i cui due partner sono Carlo Cappai e Alessandra Segantini, è la ristrutturazione di una teza all’Arsenale di Venezia. La teza è un capannone dalle forme semplici con struttura in muratura ( a volte – ma non è questo il caso- fatta da pilastri in cotto) e con  tetto a capriate, in genere in legno.

Il recupero del manufatto ottocentesco, che versava in uno stato di abbandono, è servito per allestire nell’area un presidio idoneo ad ospitare le attrezzature elettroniche per gestire il traffico del porto, a seguito della futura entrata in funzione del progetto MOSE.

Il MOSE ( acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, ma anche nome che allude al profeta Mosè  e al miracolo dell’apertura delle acque durante la fuga dall’ Egitto) è un sistema di paratie mobili, poste sott’acqua all’ingresso della laguna di Venezia, che si alzano e si abbassano a seconda delle maree. E così quando entreranno in funzione (nel 2014 secondo le previsioni, che però in Italia come è noto non sempre si avverano) impediranno che il fenomeno dell’ acqua a Venezia possa superare i 110 cm di altezza. Una quota estremamente fastidiosa per gli abitanti e i turisti e anche dannosa per gli edifici, i cui piani terreni durante l’acqua alta sono allagati.

In linea con la loro ricerca architettonica, che punta a un approccio raffinato, sensuale ma asciutto sino quasi ad essere minimalista, Cappai e Segantini hanno proposto un restauro filologicamente ineccepibile e, contemporaneamente, un inserimento non aggressivo ma non mimetico di forme moderne.

L’obiettivo era proporre una tecnologia poco invasiva. Un  layer contemporaneo che discretamente si aggiunge a quelli sedimentati dalla storia del manufatto.  “ Abbiamo giocato – continua la Segantini, con la memoria dello spazio. Uno spazio vuoto, che in origine era temporaneamente occupato dalle navi in costruzione o in restauro

Ciò è avvento scavando un piano interrato per ospitare i macchinari più ingombranti, demolendo una superfetazione e sostituendola con una veranda che riceve l’illuminazione dall’alto, inserendo all’interno della teza un blocco di servizi rivestito in corten. In questo corpo, che funge da cordone ombelicale tra il piano inferiore e il tetto, sono collocate tubazioni e altri elementi tecnici da nascondere alla vista. E per evitare che potesse essere riconosciuto come un banale cavedio di servizio è stato trasformato in un oggetto scultoreo con una forte presenza plastica che potrebbe richiamare alla mente le opere di Donald Judd o Richard Serra.

Leggere pareti in legno e vetro suddividono lo spazio degli uffici e delle sale riunioni mantenendo la percezione unitaria del capannone originario. I pavimenti, rivestiti in parquet, sono sopraelevati per consentire agli impianti di passarvi sotto ed così avere flessibilità nella gestione delle prese delle postazioni di lavoro. Hanno, grazie al legno posato con continuità, un aspetto unitario molto diverso da quello frammentario che si ha quando, come di solito avviene, i pavimenti flottanti sono realizzati accostando insieme elementi quadrati prefabbricati.
Il restauro della teza ha messo in luce la qualità delle tessiture della materia: in particolare i mattoni evidenziati da un sottile strato di intonaco che vibra con la luce. La copertura è stata smontata e restaurata mantenendo dove possibile i materiali originari. La parte più riuscita dell’intervento è senza dubbio la nuova copertura della veranda che, come abbiamo prima accennato, ha sostituito una precedente superfetazione. Poste nei vetri del tetto, le celle fotovoltaiche  producono energia e riparano dal sole gli spazi per uffici  producendo trame di luce e ombra di disegno contemporaneo.

Sono stati adoperati altri accorgimenti per il risparmio energetico compreso un impianto geotermico che pesca il calore direttamente nel sottosuolo. Sono tecnologie in Italia sono oramai diffuse nelle costruzioni ex novo ma poco nei cantieri di restauro e negli edifici vincolati dalle Soprintendenze. “ E’ stato questo dell’Arsenale– sottolinea la Segantini, uno dei primi cantieri di restauro in cui sono state applicate in forma sistematica i principi della sostenibilità”

Al di là dei meriti ecologici l’ edificio mi sembra che rappresenti un ottimo esempio di come si può intervenire in contesti anche delicati quali quello veneziano. Recuperando le qualità materiali del manufatto ma allo stesso tempo arricchendole con una tecnologia seducente e non aggressiva. Con un approccio che più che high tech è soft tech o se vogliamo high touch. Dove il nuovo si sovrappone e si integra e non si sostituisce: una poetica che punta più all’ e/e che all’ o/o.

“Un nuovo layer- conclude la Segantini forse con una punta di retorica- che cerca di confrontarsi  con i chiaroscuri della memoria veneziana”.

 

Photos: Pietro Savorelli

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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