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Riciclanti pop-anti

Riciclanti pop-anti

 

Riciclare vuol dire distruggere qualcosa senza sprecare nulla, perché le materie prime sono recuperate per poi essere trasformate in nuovi prodotti del tutto diversi dall’originale. Per la mostra del maxxi sembra che riciclare voglia, invece, dire conservare tutto cambiando qualche funzione e aggiungendo qualcosa di nuovo. E la sensazione che si ha uscendo dalla mostra è che il riciclo sia inteso come una tecnica del riuso e del restauro piuttosto che una strategia per organizzare la produzione di manufatti su criteri ecologicamente razionali. Posizione questa più aggiornata certo del falso storico. E a volte anche utile come mostra il recupero di manufatti che sarebbe stato troppo costoso demolire. Ma anche testimonianza dell’ennesima trasformazione di un discorso tecnico scientifico in un formalismo o peggio in una impostura intellettuale ( nuova e aggiornata versione della malattia italiana per cui è meglio non abbattere nulla e riadattare, dopo una imbellettatura in chiave moderna, anche ciò che non merita di essere riadattato). Ci chiediamo se la mostra del maxxi, dietro la sua apparente apertura culturale, non nasconda uno spirito patologicamente conservatore aggiornato in chiave neopop: perché, a pensarci bene, anche il recuperare lo spirito pop in fondo è un’operazione di riciclo.

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