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Contro il metodo

Luigi Prestinenza Puglisi 18 ottobre 2013 Questioni di teoria Nessun commento su Contro il metodo

Sovente si ha del critico l’idea che egli debba essere affiliato a una poetica di cui è il promotore o il difensore. Da qui mostre di parte, riviste di tendenza ecc… Questo modello presuppone una concezione “sostanzialista” dell’architettura. Il critico sa cosa è l’architettura e individua le persone che concretizzano con la loro opera tale idea. Ma se l’architettura non è un concetto predeterminato, non risponde a un’idea precisa e assoluta, ma è ciò che storicamente si dà come architettura, questo modello viene a scomparire. Esattamente come è scomparso il filosofo che sapeva cosa la scienza fosse e quindi dettava agli scienziati il proprio modo di vederla ( va da sé: che mai i buoni scienziati hanno creduto a quello che hanno detto i filosofi). Quale modello gli viene sostituito? Quello del critico che non pretende di dettare all’architettura un dover essere, e cioè la propria idea, ma che la ricava dall’esperienza, dal darsi di questa nella storia. In questo senso si passa dalla teoria al metodo. Un po’ come ha fatto l’epistemologia contemporanea nei riguardi della scienza: che indaga cosa la scienza sia ma solo a partire dal suo darsi e attraverso il suo metodo. Fatto questo passaggio, ce ne è uno seguente: capire che non c’è un unico metodo di analisi critica ma che nell’analisi anything goes ( è il passaggio che nella epistemologia c’è stato da Popper a Feyerabend, dal Metodo al Contro il metodo). Non vuol dire che qualunque stupidaggine vada bene, ma che ogni strumento, ogni modo di organizzare il pensiero potrebbe servire, se utilizzato in maniera intelligente. E che tutte le costruzioni critiche per quanto complete , interessanti e illuminanti sono costruzioni fragili e ambigue ( ma questo non vuol dire che non siano commisurabili tra di loro nel senso che ce ne sono migliori, più articolate e illuminanti e peggiori, più banali e insignificanti). Mi rendo conto della difficoltà a far comprendere questo approccio. Tutti gli spiriti deboli e quindi autoritari hanno bisogno di regole e regolette, e di fronte a una prospettiva così poco fondata su standard certi e immutabili si sentono mancare.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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