prestinenza.it
 

Arte e architettura

Luigi Prestinenza Puglisi 29 marzo 2014 Questioni di teoria Nessun commento su Arte e architettura

Quando Gordon Matta Clark bucava pareti, tagliava in due case unifamiliari o estraeva frammenti di muri o solai per mostrarli in un museo – alludo ai Bronx Floors del 1972- compiva una performance non una attività edilizia. Sono un artista, affermava. Non un architetto. E lo sottolineava in ogni occasione, forse per evitare l’equivoco che poteva derivare dal fatto di avere studiato architettura e inventato, per descrivere le sue attività, la parola anarchitettura. Ma, proprio perché lavorava all’esterno della disciplina, dava una tra le chiavi di lettura più interessanti per capire lo spazio costruito. E oggi non è difficile riconoscere che i frammenti di Matta Clark sono, al pari delle immagini piranesiane, una lezione disciplinare che un architetto non può ignorare.

Robert Smithson rispetto a Matta Clark, è un artista più distaccato dalla concretezza della costruzione. Realizza però frammenti di paesaggi indimenticabili tra cui Spiral Jetty. Senza la sua lezione sui non-site e sulle corrispondenze tra spazio naturale, entropia e storia non si darebbe alcuna coscienza ecologica moderna. Moderna perché in grado di introiettare anche i prodotti della società industriale, trasformando, come poi faranno molti architetti contemporanei, il cheapscape in valore. Diceva Smithson, ma le parole potrebbero anche essere di Gehry: “invece di ricordarci il passato come fanno gli antichi monumenti, i nuovi monumenti sembrano portarci a dimenticare il futuro. Invece di essere realizzati con materiali naturali quali marmo, granito e altri tipi di roccia, i nuovi monumenti sono fatti di materiali artificiali, quali plastiche, cromature, luci elettriche ”.

Se ho citato Matta Clark e Smithson, ma al loro posto potrebbero figurare altri nomi, sino a arrivare a Arakava e – perché no?- a Sterlac, Studio Azzurro e alle italiane Luisa Lambri e Anna Muskardin, è per dire che, a mio avviso, parlare di una netta separazione tra architettura e arte oggi è impossibile. Dobbiamo considerare definitivamente superata l’affermazione, nata forse da una malintesa interpretazione di Croce, che pittura, scultura e architettura partecipano a una stessa idea di spazio a partire da angolazioni disciplinari diverse. Se non altro perché questa affermazione non tiene conto di tutte le attività di confine o meglio di tutti gli sconfinamenti o , come si dice oggi, ibridazioni che rendono il tema della specificità disciplinare particolarmente complesso. E per fortuna, perché questo aumento di entropia creativa libera energie inaspettate , allarga i confini dell’architettura e li vivifica con l’innesto di problematiche nuove. Un po’ come succede a una razza, chiusa e tendente all’incretinimento da impoverimento genetico, con l’immissione di nuovo sangue e di nuovi patrimoni cromosomici.

D’altronde se vi è uno sconfinamento dall’arte verso l’architettura , è vero anche il viceversa. Tra tutti il personaggio più emblematico è forse Eisenman. Concettuale prima, sino superare in ardore tautologico lo stesso Kosuth con case inabitabili, quali la House VI, ma rigorose come un quadro di Sol Lewitt. Antifunzionalista oggi, sino a dichiarare che l’architettura diventa tale solo fuoriuscendo dai suoi apparati disciplinari , maturati a partire dall’umanesimo. E insieme al terrorista formale Eisenman – la definizione è di Tafuri- cento altri che hanno cercato di trasferire nel codice architettonico metodi e mezzi propri della ricerca figurativa.

Vi è, poi, una linea di ricerca ancora più di confine. Si rifà ai Situazionisti. Alle elaborazioni degli anni sessanta e settanta da Archigram a Archizoom, da Superstudio all’opera di quell’architetto artista ,ancora ignorato dalla critica, che è stato Gianni Pettena. La praticano un certo gruppo di architetti di avanguardia, alcuni dei quali in Italia. Sono Stalker, Sciatto Produzie, Cliostraat, A12. Sono formazioni, spesso formate da giovanissimi che hanno vissuto negli anni novanta l’esperienza della Pantera, che rifiutano di costruire o di inventare edifici strutturati sulla base di raffinati formalismi. Per loro centrale non è la forma dell’edificio, ma il luogo, nell’uso concreto e nella percezione che ne hanno gli abitanti. Conseguentemente orientano l’ azione verso la gestione dello spazio e, come consumati artisti, progettano performance, happening urbani, occupazioni di aree dismesse o degradate. Violano i confini della città consolidata, interagiscono con i nuovi soggetti e le nuove etnie che occupano lo spazio pubblico. Cercano di cambiare la città a partire da una ridefinizione dei rapporti tra corpo e spazio, quindi, se vogliamo semplificare, a partire dall’arte. Ma loro, a differenza di Matta Clark, si sentono architetti e non artisti.

Rimane un ultimo tema. Ne accenno di sfuggita. In quest’epoca elettronica tutti i linguaggi tendono a essere traducibili e, pertanto, a scivolare da un medium all’altro. Per tali messaggi qualsiasi supporto, architettonico o scultoreo o pittorico, è relativamente indifferente. Per alcuni critici reazionari e luddisti l’elettronica prelude a una immensa sciagura. Io credo che, invece, sia una inaspettata ricchezza. Che renderà ancora più difficile e incerto tracciare confini e steccati tra arte e architettura, ma anche tra architettura, scienza e filosofia

About The Author

avatar

Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

Leave A Response