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Camille Paglia

Luigi Prestinenza Puglisi 30 marzo 2014 Questioni di teoria Nessun commento su Camille Paglia

Camille Paglia

 

CAMILLE PAGLIA, Sexual Personae, arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson, Einaudi, Torino1993, pagg. 920, lit.32.000.

CAMILLE PAGLIA, Sex, art and American culture , Vintage Books, New York 1992 pagg. 335.

CAMILLE PAGLIA, Vamps and Tramps, Vintage Books, New York 1994 pagg. 532.

CAMILLE PAGLIA, Sex and violence, or nature and art, Penguin, Londra 1995, pagg.60

Camille Paglia è una oscura professoressa italoamericana che nel 1990 insegna nelle università americane di serie B. Quelle, per capirci, dove vanno gli studenti che non sono accettati nei campus prestigiosi come Harvard o Yale. Ha scritto un saggio che parla di arte, letteratura, sesso e filosofia. Novecento pagine che vanno dal busto della inquietante Nefertiti alle metafore sadomasochistiche delle sincopate poesie della Dickinson.

Il manoscritto, prima di essere pubblicato dalla Yale University Press, sotto il titolo di Sexual Personae, fa il giro di una decina di case editrici, che lo rifiutano per poi pentirsene. L’opera appena pubblicata diventa un caso letterario e catapulta l’autrice sulla ribalta internazionale. Era dai tempi del celeberrimo Against Interpretation della Susan Sontag che in America non usciva un libro di critica operativa tanto coinvolgente.

Le tesi del libro sono banalizzate dai media che le riducono a poche ricette di ordine estetico-sessuale: il valore artistico della pornografia, il potere liberatorio del sadomasochismo, il fascino dei travestiti, il ruolo degli omosessuali nell’arte. A Sexual Personae seguono due raccolte di saggi polemici: Sex, art and American Culture del 1992 e Vamps and Tramps del 1994. Nel 1992 Sexual Personae è ripubblicato e diffuso in Europa dalla inglese Penguin Books che nel 1995 ne estrapola il primo capitolo,Sex and violence, or nature and art , per farne un libretto a se stante.

“All’inizio era la natura”: con queste parole inizia il capitolo ripubblicato dalla Penguin. La frase , ripresa dall’ incipit del vangelo di Giovanni en archè en o logos ( in principio era il verbo), è una dichiarazione polemica contro la cultura logocentrica adesso dominante nelle università americane, e soprattutto contro le mode poststrutturaliste francesi secondo le quali tutto é interpretazione, gioco verbale. Non vi é nulla fuorché il linguaggio, afferma , per esempio, Derrida.

Credere nell’ assolutezza del linguaggio, ribadisce la Paglia, porta ad un pericoloso solipsismo, alla presunzione che l’uomo possa modificare a suo piacimento la realtà, svilita a pura costruzione intellettuale, linguistica appunto. La natura con un semplice inarcare di ciglia, distrugge le nostre ipostatizzazioni e, insieme, i nostri sforzi più titanici, mostrandoci costantemente la sua alterità.

La natura é la forza contro la quale combattere: è il divenire perenne che tutto macina e che, come un enorme vortice, ci risucchia. Non è , come vorrebbero Rousseau e i suoi eterni seguaci, madre benigna ma è la fonte della aggressività, della violenza e del crimine. “E’ la brutalità disumanizzante del biologico e del geologico, lo sperpero e la strage darwiniani, la sordida opera di putrefazione che la coscienza si deve interdire per conservare la nostra apollinea integrità di persone”.

Agli epigoni di Rousseau e alla loro filosofie pseudoecologiste, la Paglia contrappone Hobbes. La cultura, e la civiltà sono le armi che permettono il dominio delle forze ctonie della natura. Sono, per richiamare un mito caro a Nietzsche, le risorse che il cristallino dio Apollo impiega per sconfiggere il dirompente e fluido Dioniso: “La scienza occidentale è un prodotto della mentalità apollinea: la sua speranza é che per mezzo della designazione e della classificazione, per virtù della fredda luce dell’intelletto, la notte arcaica possa essere respinta e debellata”.

La sessualità , l’erotismo e l’ arte, si situano, nella complessa linea di intersezione della lotta tra natura e cultura. La sessualità e l’ erotismo sono la frontiera dove ” la moralità e le buone intenzioni cedono a pulsioni primitive. Questa intersezione é il misterioso crocicchio di Ecate, là dove tutte le cose tornano nella notte. L’erotismo è un luogo infestato da fantasmi. E’ il luogo dell’ illecito, luogo di dannazione e d’ incanto”. L’arte è sublimazione dell’ erotico, è lo sforzo di riportare le pulsioni primitive nel regno dell’intelletto. Il bello è ciò che dà limite alla natura, ma è anche il nostro prendere coscienza delle forze incontrollabili che ci spingono verso il baratro.

L’ arte è dilaniata tra due principi: l’ occhio della Gorgone , alleata di Dioniso, che tutto distrugge e manomette e l’ occhio di Apollo che ordina e concettualizza. “Dioniso rappresenta l’immedesimazione, Apollo l’oggettivazione … Apollo traccia quei confini tra le cose in cui consiste la civiltà, ma ciò conduce alla convenzione, alla costrizione all’oppressione. Dioniso è energia sfrenata, irrazionale, devastante e demolitrice. Apollo è legge,la tradizione, la rispettabilità e la certezza della consuetudine e della forma. Dioniso è il nuovo, inebriante ma brutale, che tutto spazza via per ricominciare da capo … Apollo é un tiranno. Dioniso è un vandalo”.

Nietzsche , Sade e Freud sono gli ispiratori della Paglia. Dal primo, in particolare, assume la lettura vitalistica del mito di Apollo e Dioniso, dal secondo il pessimismo relativo alla natura umana e dal terzo la centralità della sessualità intesa come cerniera tra il mondo dei fantasmi dell’inconscio e quello della ragione.

E a Nietzsche , Sade e Freud rimanda la Paglia quando delinea, all’interno del suo sistema , la figura della donna e dell’ uomo. La prima è più vicina alla natura, tanto da esserle simbolicamente assimilata. E’ lei la Gorgone, la Medusa, la potenza ctonia, il motore attraverso cui si concretizza la vita. L’uomo ne è attratto ma nello stesso tempo la teme: il fluire della vita é infatti sinonimo della morte. Da qui il bisogno per l’uomo di costruire una realtà alternativa che alla dirompente ma liquida vitalità femminile contrapponga una più solida e tranquilla concretezza. La scienza e la tecnica, dice la Paglia, sono questa costruzione innalzata dall’uomo. Conseguenza logica : il maschilismo non è una strategia di oppressione inventata dall’uomo per imporre il suo predominio, ma una tecnica di difesa contro il dirompente e predominante potere sessuale femminile. Questa tecnica, basata sul potere cristallizzatore dell’intelletto, ha portato alla civiltà occidentale, che è, dunque, una creazione intimamente e strutturalmente maschile.

Anche la grande arte nasce come difesa dell’ uomo dalla donna-natura. L’arte trasforma il dramma dell’incedere della vita nella rappresentazione rassicurante del bello, esorcizzandolo. Suggerisce la Paglia: ogniqualvolta noi diciamo che la natura è bella, cioè ci poniamo sul versante estetico, in realtà non facciamo che dire una preghiera, sgranando preoccupati il nostro rosario. Da qui i miti estetici della donna angelicata, della donna vampiro e della femme fatale. Ma anche la ragione di pratiche , dal rock alla pornografia, che esprimendo la violenza del rapporto uomo-natura, la esorcizzano attraverso il potere tranquillizzante e perciò liberatorio della forma .

Ce ne é abbastanza per mandare in bestia le sessuofobe femministe americane, che della parità dei sessi fanno un presupposto ontologico; i benpensanti, sempre pronti a sopire e medicalizzare il sesso; gli accademici, sentinelle dei fortini degli specifici disciplinari. E anche per mettere in imbarazzo molti estimatori della Paglia , i quali non senza un certo spirito fariseo, la accolgono ma con riserva. Un esempio? Nella quarta di copertina della traduzione italiana di Sexual Personae i curatori mettono le mani avanti: il libro , dice la nota editoriale, è ampio, eclettico e arbitrario. E poi, quasi che ciò non bastasse, segue un brano del Washington Post Book Word secondo il quale il libro è eccessivo, irresistibile, fanatico e brillante.

E’ una strategia ricorrente; quando si parla di opere o personaggi fuori dal comune e dei quali – per il peso della loro enorme erudizione- non si può dire male, li si classifica nell’astratto e contraddittorio empireo degli autori di ricostruzioni brillanti ma arbitrarie. Geniale ma pazzo: il caso così é chiuso, liquidato.

Ciò permette di non affrontare i problemi che invece la teoria stessa pone: l’unico criterio in base al quale si può giudicare la validità storica di un lavoro critico.

I libri della Paglia sono in realtà un atto di accusa , tra i più gravi e intelligentemente articolati e circostanziati , alla cultura americana dei nostri giorni. Innanzitutto alla strategia del politically correct, cioè all’ utopia di una cultura della ricomposizione delle diversità, che tende a sottovalutare il ruolo del sesso e della violenza nei rapporti sociali e culturali e nel processo di creazione artistica. Come ha anche notato Hughes nel suo ” la cultura del piagnisteo” : il pungolo segreto del politically correct è l’insofferenza di tutto ciò che “ha una qualità e per questo motivo si distingue, operando una discriminazione verso tutto il circostante”.

In secondo luogo, i libri della Paglia sono un atto di accusa al sistema accademico americano che , divinizzando prima Lacan, e poi Derrida e Foucault, sta perdendosi in un bla bla ermeneutico che porta ad una filosofia arida e ad un’ arte che si perde nelle secche del metalinguaggio. Non è un caso che le più brillanti esegesi di Foucault riguardino il manieristico e estenuante gioco degli specchi e degli sguardi del “Las meninas ” di Velasquez e il sofistico e cerebrale ” Questa non è una pipa” di Magritte. E che un’ opera cult dei poststrutturalisti francesi sia l’angosciante “Aspettando Godot” di Beckett. A questa cultura che gira continuamente su se stessa, a questa “masturbazione senza piacere”, la Paglia contrappone la grande cultura americana degli anni sessanta, quella del rock, dei cantanti n egri, di Aretha Franklin, di Levi Stubbs, James Brown, Gladys Knight, di Jimi Hendrix, Bob Dilan, dell’ arte pop di Andy Warhol e di Oldemburg , del grande cinema di Hollywood e degli scrittori maledetti quali Ginsberg. Un’ arte più attenta alle cose che alle parole. Sicuramente meno intellettualistica. Certamente più vitale.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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