prestinenza.it
 

David De Long su Frank Lloyd Wright

Luigi Prestinenza Puglisi 30 marzo 2014 Storia Nessun commento su David De Long su Frank Lloyd Wright

David G. De Long ( a cura di), Frank Lloyd Wright. Designs for an American Landscape 1922-1932, Harry Abrams,Inc., Publishers, 1996

Il primo agosto del 1922 Wright sbarca a Seattle. E’ di ritorno dal Giappone dove ha realizzato , non senza polemiche e tensioni con i committenti esasperati dai continui ritardi e dai costi crescenti, l’ Imperial Hôtel. Il 20 agosto è a Taliesin e, poi, a Chicago dove scopre di trovarsi senza lavoro: allievi e colleghi, approfittando della sua assenza che si è protratta -sia pur con qualche interruzione- per quasi sei anni, ne hanno preso il posto. Wright, indomabile e inaffaticabile, decide allora di trasferirsi a Los Angeles, dove si é insediato il figlio Lloyd e vi sono numerose opportunità di lavoro, prodotte dallo sviluppo impetuoso di una città trainata dall’industria cinematografica . A Los Angeles , dove aveva già costruito la residenza per la Barnsdall, progetta quattro capolavori di sapore mesoamericano – la Miniatura, la Ennis, la Storer, la Freeman- utilizzando la stessa tecnica di montaggio di elementi prefabbricati sperimentata in Giappone ma , applicandola, questa volta, non a terrecotte e tufi, ma a blocchetti di cemento.

Le commesse sono però inferiori al previsto. Inoltre, tre eventi lo colpiscono duramente. Nel 1923 muore la madre, energico e inflessibile punto di riferimento. Nel 1924 scompare, consumato dall’alcool e dalla povertà, Louis Sullivan, maestro e amico, ammirato e amato sia pur all’interno di un rapporto conflittuale. L’anno dopo un incendio distrugge la residenza di Taliesin: è il secondo dopo quello doloso del 1914 nel quale avevano perso la vita l’amata Mamah Cheney, i suoi due bambini e altri quattro impiegati dello studio.

Ad esasperare la tensione contribuiscono le vicende sentimentali. IL 19 novembre del 1923, dopo una lunga convivenza e ottenuto il divorzio dalla prima moglie, Wright sposa Miriam Noel. Ma il matrimonio aggrava le difficoltà di una sempre più precaria relazione che termina malamente il 3O novembre dell’ anno successivo quando Wright incontra Olgivanna Lazovich nel palco di un teatro di Chicago. Wright ha cinquantasette anni, Olgivanna ventisei. I due si trasferiscono a Taliesin. Accortasi del tradimento, Miriam Noel comincia a perseguitare la coppia. Anche tramite atti giudiziari. Nel dicembre del 1925 nasce Iovanna, settima figlia dell’architetto. Intanto la situazione professionale precipita. Wright è costretto a girare in incognito per gli Stati Uniti per sfuggire alle ingiunzioni. Scoperto dall’autorità giudiziaria trascorre anche una notte in prigione. Nel 1928 gli viene confiscata Taliesin da una banca creditrice. Tra il 1928 e il 1932 riesce a realizzare una sola e mediocre opera, la Richard Lloyd Jones, una casa per un cugino. A mantenerlo sono oramai solo conferenze e articoli. In occasione della mostra dell’International Style del 1932 molti credono che Wright sia una vecchia cariatide che insegue il proprio passato.

Inaffondabile, invece sta preparando il rientro. Nel marzo del 1932 pubblica presso Longmans la propria autobiografia e a ottobre fonda la comunità laboratorio della Taliesin Fellowship. Sono i primi due passi necessari per procurarsi le commesse per la Fallingwater, la Jacobs , la Hanna e la Johnson Wax ( tutte opere del 1936) che lo rilanceranno all’interno del panorama architettonico internazionale.

Considerati bui, gli anni dal 1922 al 1932 sono stati trascurati dai commentatori wrightiani.

Eppure, come è emerso in occasione della mostra Frank Lloyd Wright: Designs for an American Landscape -di cui il libro che presentiamo è il catalogo- proprio in questi anni Wright trasforma il proprio linguaggio figurativo. E lo si vede chiaramente in cinque progetti non realizzati e forse per questo motivo poco conosciuti. Il Doheny Ranch, un complesso di circa 300 abitazioni unifamiliari che si sarebbe dovuto costruire nel 1923 lungo una collina di Los Angeles, riprende temi del periodo delle Prarie House, ma vi aggiunge una sensibilità paesistica estremamente raffinata, sottolineata dal contrasto tra le masse murarie costruite con formelle di cemento e i risalti plastici degli elementi rocciosi.

Sempre del 1923 è il progetto per il Lake Tahoe Summer Colony: attraverso incastri ad angolo, spigoli taglienti e tetti che ricordano le tende indiane, Wright sonda nuove geometrie, tra cui quelle esagonali.

Il Johnson Desert Compound è del 1924 : la sua articolazione spaziale prefigura Taliesin West.

Del 1924 è anche il progetto per Mr. Strong: una montagna artificiale scalabile con le automobili. L’edificio, circondato da percorsi a spirale, prepara il Guggenheim.

Il quinto progetto è il San Marcos in the Desert del 1928, una struttura ricettiva destinata al turismo che in quegli anni si muoveva alla scoperta del deserto dell’Arizona.

Tesi del volume, e in particolare del puntualissimo saggio di David G. De Long, è che tra il 1922 e il 1932 Wright concretizzerà una propria coscienza paesaggistica che troverà un proprio esito in Brodoacre City. Ma il merito del libro non risiede tanto in questa sia pur eccellente intuizione, quanto nel fatto che si inserisce in un filone di studi e di ricerche teso a smantellare la agiografia wrightiana, ma insieme attento (diversamente , per esempio, da quanto hanno fatto Frampton o Tafuri) a non svalutarne l’enorme eredità. Grazie a Frank Lloyd Wright. Designs for an American Landscape, ma anche ai testi di Anthony Alfonsin (Frank Lloyd Wright, The Lost Years, 1910-1922, The University of Chicago Press, 1993 ) o di Neil Levine ( Frank Lloyd Wright, Princeton University Press,1996 ), possiamo così finalmente ricostruire i concreti momenti di un percorso creativo fatto di continuità ma anche di interruzioni e di salti. Si apre una nuova fase di studi wrightiani.

About The Author

avatar

Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

Leave A Response