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Francesco Careri su Constant, New Babylon

Francesco Careri, Constant. New Baylon, una città nomade, Testo&Immagine, Torino2001, pagg.96, Lit. 24.000

Aprite il libro a pagina 61 e troverete un’immagine che sicuramente vi ricorderà qualcosa. E’ un frammento della New Babylon di Constant che è stato traslato quasi di peso nel progetto della villa a Floriac di Koolhaas. Rem Koolhaas, quando lavorava ancora come giornalista, ha conosciuto Constant Nieuwenhuys e ne è rimasto, come testimonia la citazione che quasi rasenta il plagio, fortemente influenzato. E influenzati sono stati sicuramente Cedric Price e gli Archigram. E, poi, Richard Rogers e Renzo Piano nel momento in cui, dovendo progettare il centro Pompidou, ne assimilano le idee, intendendo l’architettura come motore di comportamenti ludici, contemplativi, insomma privi di qualsiasi motivazione strettamente utilitaristica.

Feroce avversario del funzionalismo, dei miti illuministici, della città razionale e dell’ideologia lecorbusieriana della macchina per abitare, Constant dal 1956 al 1960 è stato compagno di strada di Guy Debord, dopo essere passato per l’esperienza del CoBrA, un raggruppamento di artisti di diversa nazionalità che nel dopoguerra hanno aperto all’espressionismo astratto.

Segnato dall’insegnamento di Van Eyck, dalle teorie del Team X e del gruppo che si raccoglie intorno alla rivista Forum, ma soprattutto dalla lettura di Homo Ludens di Huizinga, l’architetto e artista olandese ha propugnato la città non stanziale e, pertanto, l’abolizione della l’organizzazione dello spazio in funzione dell’ottimizzazione dei processi, delle routine e delle abitudini. Intendendo la vita come un viaggio infinito attraverso un mondo che cambia così rapidamente da apparire sempre un altro. “L’urbanistica, per come viene concepita oggi – afferma Constant – è ridotta allo studio pratico degli alloggi e della circolazione come problemi isolati. La mancanza totale di soluzioni ludiche nell’organizzazione della vita sociale impedisce al’urbanistica di levarsi al livello della creazione, e l’aspetto squallido e sterile di molti quartieri ne è l’atroce testimonianza ”.

Centrale nell’estetica di Constant è il concetto di situazione cioè “ l’edificazione di un microambiente transitorio e di gioco per un momento unico della vita di poche persone ”. Che trova concretizzazione nell’invenzione di una città ideale, pensata sino al dettaglio e battezzata New Babylon, per sottolineare l’obiettivo di confondere le lingue, destrutturare i comportamenti acquisiti, rifuggire dalle città ordinate e zonizzate e acquisire tutto ciò che là vi è precluso.

E anche per riacquisire all’uomo la condizione nomade degli zingari, in cui l’architettura si confonde con il paesaggio in un continuum senza frontiere, senza fine. In aperta opposizione alla concezione heideggeriana dello spazio, inteso come luogo cristallizzato, idolatria dell’immobile e negazione della dimensione temporale del divenire.

Trasformata in azione, comportamento, prassi, la nuova urbanistica acquista centralità rispetto alle altre arti che scompaiono in quanto discipline indipendenti. Nella New Babylon qualsiasi uomo diventerà artista e non ci sarà più bisogno di delegare questa attività fondamentale ad alcuni eletti che, per praticarla, si sono sinora rinchiusi all’interno di spazi specialistici quali gallerie o musei.

Estremamente attraenti nella loro esplosiva inventività, ricchezza cromatica e forza plastica, i lavori di Constant, per molto tempo noti solo a pochi addetti ai lavori, sono da qualche anno oggetto di attenzione critica. Ricordiamo in proposito gli anticipatori lavori di Libero Andreotti, di Mirella Bandini e di Mario Perniola e la grande mostra con relativo catalogo curato da Mark Wigley: Constant’s New Babylon. The Hyper-Architecture of Desire. Il libro di Francesco Careri, contenuto in 96 pagine, spicca, oltre che profondità e ricchezza di analisi, per due motivi. Le molte e interessanti fotografie tra cui quella già citata di pagina 61 e il tono affettuoso. Che deriva anche dal fatto che Careri è membro di Stalker, un laboratorio interdisciplinare nato a seguito del movimento studentesco della Pantera che, sulle orme dei Situazionisti e di Constant, compie ricerche interdisciplinari sugli spazi marginali della città contemporanea.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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