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Freeman Dyson – Imagined Worlds

Freeman Dyson, Imagined Worlds: the Jerusalem-Harvard Lectures, Harvard University Press, Cambridge 1997, pagg.216.

Centodue anni fa, nel 1895, H. G. Wells scriveva il racconto ” The Time Machine” . Nota Dyson: i resoconti fantastici dei viaggi nel futuro di Wells si sono rivelati più attendibili di qualunque opera coeva di previsione scientifica.

L’ immaginazione è, infatti, l’unico strumento che può esserci di aiuto per entrare dentro le cose, per sondare la direzione del loro mutare: all’artista è lecito pensare il futuro; non allo scienziato al quale inaspettate rivoluzioni cambiano di continuo il quadro di riferimento. ” Ogni estrapolazione lineare-aggiunge Dyson- è destinata alla lunga a fallire, perché la natura e gli obiettivi della scienza cambiano di continuo”.

Dyson, che é un divulgatore eccellente , uno scienziato insigne e un acuto epistemologo, tenta con Imagined Worlds di strutturare un racconto in cui al rigore della trattazione scientifica si affianca la fantasia del narratore. A evitare qualunque malinteso, ma anche a indicare la direzione della ricerca, il titolo: i mondi -avverte- sono immaginari, proiezioni di un destino possibile anche se , come tutte le previsioni, improbabile.

Presupposto del racconto di Dyson è una osservazione: le due tecnologie che incideranno maggiormente sul nostro futuro sono il computer e l’ingegneria genetica. Fondate entrambe sulla riflessione linguistica ( il linguaggio struttura sia il funzionamento della logica simbolica dei calcolatori sia il codice genetico su cui si fonda lo sviluppo dell’organismo), entrambe, in poco tempo, troveranno una lingua comune per dare vita alla neurotecnologia, una pratica che cambierà il nostro modo di organizzare, trattare e immagazzinare le informazioni. I cervelli potranno comunicare tra di loro via onde elettromagnetiche ,esattamente come riceradiotrasmittenti; le informazioni essere immagazzinate in estensioni all’interno o all’esterno del cervello; più menti potranno collaborare , fondendosi in qualche modo tra di loro e mettendo in crisi i concetti tradizionali di identità, ma anche di finitezza in quanto daranno luogo a organismi rinnovabili e ampliabili, sottratti al buio della morte.

Cosa succederà allora tra dieci, cento, mille, diecimila, centomila e un milione di anni?

Tra dieci anni si sperimenteranno tecniche che renderanno più agevole condurre in porto l’operazione Genoma, cioè il progetto di decodificazione che cerca di catalogare tutti i geni del DNA umano, al fine di potervi operare.

Tra cento anni l’ingegneria genetica, realizzando nuovi prodotti alimentari con colture ad hoc, ci permetterà di iniziare la colonizzazione dell’ Universo. A condurci verso nuovi pianeti sarà la sovrappopolazione, il disastro ecologico e le differenze economiche. Ma anche il bisogno di trovare spazio ai diversi tipi umani che si formeranno a causa di uno sviluppo disuguale, esasperato sia dalle diversità culturali che dalla diversificazione permessa dalle nuove tecniche di intervento sui corpi e i cervelli.

Tra mille anni si darà vita a un immenso processo di ricostruzione dell’individuo. Alcuni esperimenti falliranno, altri porteranno alla creazione di nuove entità. Per esempio memorie o coscienze collettive. Forse si arriverà a realizzare gruppi mentali immortali. Ci saranno battaglie biologiche tra diversi che aumenteranno la diaspora delle specie intelligenti nel cosmo. Forse agli uomini, cioè a coloro che ancora rassomiglieranno all’ homo sapiens, sarà permesso di rimanere sulla Terra ” per mantenere gli antichi valori nel luogo natale”.

Tra diecimila anni non ci saranno che entità intelligenti immortali. La terra diventerà un museo dove praticare culti dell’Evanescenza, una forma di religione artistica in cui esaltare la bellezza della vita breve e intensa.

Tra centomila anni i viventi saranno dispersi in tutto l’universo. A causa delle immense distanze avranno difficoltà a parlarsi: un messaggio da una galassia all’altra, anche se viaggerà alla velocità della luce, per arrivare impiegherà diecimila, ventimila, cinquantamila anni. I nuovi abitanti del Cosmo saranno intrappolati nello spazio come i primitivi abitanti della terra, chiusi all’interno di civiltà recintate da vuoti invalicabili alla comunicazione.

Tra un milione e più di anni il Cosmo sarà un insieme vivente, colonizzato e popolato da esseri intelligenti.

Un milione di anni – nota Dyson- è una enormità se valutato sulla scala dell’uomo. Poco per la Terra che, come sembrano mostrare gli studi di Lovelock, ha capacità autoregolative che sarebbero impensabili in un oggetto inanimato ma i cui ritmi sono enormemente più lenti rispetto a quelli dell’uomo. Il milione di anni potrebbe essere allora il tempo occorrente a Gaia ( questo il nome della Terra intesa come essere vivente) per realizzare una nuova fase del proprio piano strategico di espansione della vita nell’ Universo.

E’ una ipotesi – ammette Dyson-non supportata da alcuna prova scientifica. Ma , nello stesso tempo, non è data alcuna controprova che la confuti. Ha, però, un vantaggio. Permetterebbe a noi ” uomini dalla breve esistenza a entrare in sintonia con i tempi lunghi di Gaia. A farci imparare come incanalare le nostre vite e il nostro destino all’interno della vita e del destino della Terra”. Un’ ipotesi, certamente teleologica e neopanteista, che però può farci immaginare mondi futuri attraverso i quali alimentare una tenue speranza e dare un senso meno precario al presente.

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Luigi Prestinenza Puglisi. E’ nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. E’ il direttore della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ) ed è il curatore della serie ItaliArchitettura ( Utet Scienze Tecniche), una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni. Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che si può scaricare gratuitamente dal sito www.presstletter.com ed ha una pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/La-storia-dellarchitettura-contemporanea-di-lpp/289706921182644. Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura, (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il recentissimo: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura. Chi non volesse spendere gli 8,90 euro che costa, lo può leggere gratuitamente on line su www.presstletter.com

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