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Il proprio passo di danza

Luigi Prestinenza Puglisi 17 marzo 2014 Cronache e commenti Nessun commento su Il proprio passo di danza

Questa settimana su La storia dell’ architettura contemporanea di LPP (https://www.facebook.com/pages/La-storia-dellarchitettura-contemporanea-di-lpp/289706921182644?ref=ts&fref=ts) si affronta la Maison de Verre di Pierre Chareau. Un capolavoro di cui nessuno all’università (e questa la dice tutta sull’università di Roma che frequentavo a metà anni settanta) mi parlò mai. Lo scoprii tardi e mi ci appassionai.

Andai a Parigi a cercarlo e riuscii a entrarci, commuovendo un operaio che stava lavorandoci all’interno. Scrissi sulla Maison uno dei miei primi articoli.

Lo mandai al professor Zevi a cui piacque. Mi disse che l’avrebbe pubblicato su l’Architettura. Era il marzo del 1994. L’articolo però non fu pubblicato e io ho perso il testo.

Mi dispiace perché lo sviluppavo attorno alla passione di Chareau per la musica e il ballo: i suoi mobili e le sue case sembrano danzare.

In quel periodo ero influenzato da una immagine di Bernard Tschumi che faceva vedere lo schema dei movimenti in una casa ergonomica funzionalista e la contrapponeva alla maggiore libertà (nel senso di libertà dalla costrizione dell’angolo retto) dei passi di danza.

Oggi continuo a ripensarci: Tra due punti la linea più breve è una retta. E difatti gli schemi del Klein che analizzano gli appartamenti dell’existenz minimum puntano proprio a congiungere i punti della casa con il più breve percorso possibile.

Nella danza i movimenti sono obbligati, ma le traiettorie che si percorrono sono altre, apparentemente inutili.  Sono linee fluide, curve. Niemeyer aveva capito bene tutto questo. E pure Zaha Hadid. Ecco perché, quando le sue opere peccano di manierismo e arbitrarietà, non riesco mai a essere troppo severo.

Mi chiedo  però se sia giusto imporre a chi abita lo spazio il proprio passo di danza.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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