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Quale libro di storia dell’architettura scegliere?

 

La Storia dell’architettura moderna di Zevi è, a mio giudizio, la più appassionante. La scelta, tuttavia, di separare lo svolgimento dell’architettura europea da quella americana, rispettivamente trattate nel primo e nel secondo volume, può provocare disorientamento. La finalizzazione dello scritto allo sviluppo di tesi operative, rappresenta il punto di forza dei due volumi  ma costituisce, per alcuni interpreti –tra questi Manfredo Tafuri- un aspetto problematico della critica detta appunto,operativa, di cui Bruno Zevi è il principale assertore ed esponente.

La Storia dell’architettura contemporanea di Manfredo Tafuri e Francesco Dal Co, Electa, Milano 1976 è un lavoro che ha goduto in Italia di notevole fortuna, soprattutto negli anni ottanta e novanta. Prevalentemente orientato verso la critica dell’ideologia politica sottesa al discorso architettonico, trascura, però, l’analisi formale delle singole opere e mostra scarsa attenzione verso architetti quali Pierre Chareau,Rudolf Schindler, Buckminster Fuller che non rientrano all’interno del quadro delineato. Redatto nello stile tipico della scrittura impegnata degli anni settanta, offre pagine molto dense ma spesso involute e a tratti innervosenti.

La Storia dell’architettura moderna di Kenneth Frampton, Zanichelli, Bologna 1982 e successive riedizioni, è il manuale a tutt’oggi più diffuso. Ha il merito di offrire una ampia trattazione dei numerosi argomenti che compongono il composito quadro contemporaneo, analizzandoli ciascuno in un singolo capitolo. Frampton si rifà alla teoria delle microstorie: “ per quanto possibile –afferma- ho cercato di consentire una lettura del testo a più chiavi: perciò lo si può seguire come un resoconto continuo, o ci si può tuffare dentro a caso ”. La scelta, però, se ha il merito di presentare i singoli fenomeni nella loro interezza, corre il rischio di disorientare il lettore nei collegamenti sincronici, dando l’impressione che gli eventi si svolgano per compartimenti stagni e all’interno di rigide poetiche: per esempio l’esperienza del Bauhaus, pur essendo composita e coprendo ben tredici anni, viene presentata in un unico capitolo; similmente in un unico capitolo è presentata la produzione di le Corbusier dal 1907 al 1931 e, infine, nel ventiquattresimo capito, dopo aver trattato Alvar Aalto sino al 1957 e il Razionalismo Italiano sino al 1943 ancora si fa riferimento a eventi accaduti nel 1914, a proposito dei rapporti tra Architettura e Stato.

L’architettura moderna del Novecento di J.R. Curtis, Bruno Mondadori, Milano 1999 si caratterizza per completezza e serietà, prediligendo i fatti alle tesi, la lettura delle opere alle semplici dichiarazioni di poetica, l’aspetto analitico sul sintetico, in linea con i metodi del Courtaud Institute of Art di Londra. Di taglio ancora più spiccatamente analitico, ma non privo di clamorose sviste soprattutto sull’architettura organica o i fenomeni che si discostano dall’International Style -di cui l’Autore è stato uno dei promotori-, è L’architettura dell’Ottocento e del Novecento di Henry-Russel Hitchcock, Einaudi 1971 e successive ristampe.

Un approccio semiologico si trova in Renato de Fusco, Storia dell’architettura contemporanea, Laterza, Bari 1974 e succ.riedizioni ( l’ultima è del 2000, aggiornata sino ai giorni nostri). La divisone dei capitoli in due parti – una di carattere generale e una dedicata all’analisi dei capolavori- può essere molto utile a chi voglia scoprire e leggere aspetti formali la cui individuazione in altre opere di storia dell’architettura viene data per scontata. Una storia che ha un efficace taglio didattico è anche Lineamenti di Storia dell’architettura contemporanea di Alessandra Muntoni, Laterza, Bari 1977 e successive ristampe. Pur nella trattazione stringata, il volume affronta, senza ridurla a un minimo comune denominatore, la pluralità delle scelte linguistiche del Movimento moderno. Un testo introduttivo ma ancora più stringato è: Gillo Dorfles, L’architettura moderna, Garzanti, Milano 1954 e successive ristampe e riedizioni.

La Storia dell’architettura contemporanea di Giovanni Fanelli e Roberto Gargiani, Laterza, Bari 1998 e successiva ristampe, analizza il tema da un punto di vista della tecnica costruttiva, rifacendosi in larga misura alla analisi delle relazioni intercorrenti tra spazio, struttura e involucro. Il metodo, che nell’analisi delle opere di personaggi quale Perret, si rivela efficace, in altre mostra i suoi limiti portando all’esclusione dalla trattazione interi movimenti e a inclusioni, per es. Giovanni Muzio o Paul Bonatz, che lasciano perplessi se non sgomenti. Un approccio tettonico è tentato, a nostro avviso con maggior successo, da Kenneth Frampton in Studies in Tectonic Culture,The MIT Press, Cambridge 1995 (tradotto in italiano da Electa). Una lettura fondata sull’analisi della formalizzazione delle scelte costruttive, per quanto acuta, spiega tuttavia con difficoltà le scelte di molti architetti che con la tettonica non si confrontano affatto o lo fanno in maniera superficiale e risulta un metodo deludente con progettisti quali Wright che, pur formalizzando un certo tipo di costruttività, per esempio con le case in cemento armato a Los Angeles, in realtà finalizzano a tutt’altre mete le proprie ricerche.

La Storia dell’architettura moderna di Leonardo Benevolo, Bari 1960 e succ. riedizioni e integrazioni, si caratterizza per l’attenzione alle condizioni di contorno dell’architettura, ai temi sociali, alle utopie urbane, ai problemi dell’industrializzazione, quasi una storia sociale dell’architettura il cui ideale punto di riferimento potrebbe essere la Storia sociale dell’Arte di Arnold Hauser.
L’architettura del Novecento, Garzanti, Milano 1981 di Cesare De Seta affronta con dovizia di particolari e giudizi taglienti il caso italiano. Fa parte della monumentale Storia dell’Arte in Italia edita dalla stessa casa editrice.

Il testo di Paolo Portoghesi, I grandi architetti del Novecento, Newton & Compton editori, Roma 1998 è una raccolta non sistematica di rapidi profili scritti in forma piana e discorsiva con taglio giornalistico.
I saggi contenuti nei libri di  Giovanni Klaus Koening, Architettura del Novecento. Teoria, storia, pratica critica, Marsilio, Padova 1995 e Dodici note di architettura, a cura di Cesare Birignani, Testo & Immagine, Torino 2001, affrontano il tema dell’architettura dell’espressionismo, con brillanti profili critici di Taut, Scharoun, Mendelsohn, Häring.
Tra i libri recentemente pubblicati in lingua inglese vi è Alan Colquhoun, Modern Architecture, Oxford University Press, Oxford 2002. Il manuale, che fa parte della collana della Oxford History of Art, affronta le interrelazioni tra le correnti architettoniche dei primi del Novecento, mentre lascia seriamente perplessi per l’analisi dei fenomeni successivi.

Per uno studio analitico può essere utile anche consultare il Dizionario di Architettura del Novecento, Skira, Milano 2000, a cura di Vittorio Magnago Lampugnani e Topocronologia dell’Architettura europea, Zanichelli, Bologna 1999 a cura di Renato de Fusco, Alfredo Buccaro, Alessandro Castagnaro, Alessandra Martini, Livio Sacchi.
Una ottima antologia degli scritti degli architetti è: Mara De  Benedetti, Attilio Pracchi, Antologia dell’architettura moderna. Testi, manifesti, utopie, Zanichelli, Bologna, 1988. Antologie più tagliate sul dibattito contemporaneo sono: Charles Jencks, Karl Kropf, Theories and Manifestoes of Contemporary Architecture, Academy Editions, Chichester 1977 e Neil Leach ( a cura di), Rethinking Architecture. A Reader in Cultural Theory, Routlege, London and New York,1997.
Per quanto riguarda la critica si può vedere  di Manfredo Tafuri, Teorie e storie dell’architettura, Laterza, Bari 1968 un testo che ha avuto molto successo in Italia ma, a mio avviso, superato se non altro dagli oltre trentacinque anni intercorsi dalla sua pubblicazione  e il già citato ma per molti aspetti deludente libro di Bruno Zevi, Profilo della critica architettonica.
Per chi volesse, infine,  trovare un elenco di dodici libri giudicati classici, recensiti da luminari del calibro di Ackerman o Rykwert, cfr. l’Harvard Design Magazine, Fall 1998.

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Luigi Prestinenza Puglisi. E’ nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. E’ il direttore della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ) ed è il curatore della serie ItaliArchitettura ( Utet Scienze Tecniche), una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni. Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che si può scaricare gratuitamente dal sito www.presstletter.com ed ha una pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/La-storia-dellarchitettura-contemporanea-di-lpp/289706921182644. Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura, (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il recentissimo: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura. Chi non volesse spendere gli 8,90 euro che costa, lo può leggere gratuitamente on line su www.presstletter.com

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