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Marcello Pecchioli – Scansioni: estetica tecnologica e produzione artistica contemporanea

Marcello Pecchioli. Scansioni: estetica tecnologica e produzione artistica contemporanea. Costa&Nolan, Genova 2000, pagg. 192, Lit. 28.000

 

Proviamo a immaginare che Lyotard e Fukuyama abbiano ragione: la storia è finita, viviamo in un universo senza ideali e prospettive, gli eventi si accumulano nel tempo privi di una finalizzazione che dia loro senso. Proiettiamo adesso questa prospettiva in un universo informatizzato: le nostre conoscenze, non più strutturate in funzione di fini ultimi, si riducono a dati da immettere, riorganizzare e sistematizzare nel cyberspazio in un processo manipolatorio tanto inutile quanto senza fine. Che produce un mondo virtuale e postumano. Virtuale perché, combinando e ricombinando dati, diventeremo specialisti nelle tecniche di simulazione, che appunto stanno alla base del virtuale. Postumano perché acquisteremo capacità enormi di manipolazione delle menti e dei corpi, senza avere, però, alcuna remora etica che freni questo perverso gioco di apprendisti stregoni.

In linea con il pensiero apocalittico, incarnato da Jean Baudrillard e Paul Virilio (del quale recentemente è stato tradotto il denso ma disperato “la bomba informatica ”), Marcello Pecchioli elabora le ragioni del pessimismo. Ma soprattutto indaga in che modo le trasformazioni in atto si ritrovino nella produzione artistica contemporanea, alterandone la tradizionale fisionomia.

Tra le ipotesi delineate nel libro, cinque ci sembrano le più rilevanti.

Prima: l’elettronica ha avvicinato l’arte alla tecnologia, trasformandola in una disciplina dotata di strumentazioni adeguate per indagare, da un punto di vista interno, i cambiamenti, eminentemente tecnici, che stanno avvenendo nel mondo. Al giorno d’oggi un’arte che non sia tecnologica è pertanto inutile.

Seconda: le differenze tra arte e vita vanno gradatamente sfumando. Assistiamo, infatti, da un lato, alla crescente immissione di brani di realtà nella virtualità dell’arte, e dall’altro alla introduzione di frammenti d’arte all’interno della realtà dell’esistenza. Con la conseguenza che oggi, come mostrano i parchi a tema o la televisione verità, è sempre più difficile distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra il dato di fatto e la sua elaborazione.

Terza: gran parte dell’arte sta trasformandosi in una raffinata forma di intrattenimento, non distante da quella offerta dai videogiochi o dai video pubblicitari. Ma attenzione. La piacevolezza e inoffensività di queste configurazioni sono soltanto superficiali. Molte nascondono al loro interno strumentazioni potentissime, anche dal punto di vista logico, che si attivano manipolando icone apparentemente frivole e gradevolmente disegnate.

Quarta: nella nuova arte confluiscono non tanto le visioni classiche del mondo, quanto quelle che questa visione ottimista mettono in crisi. Il crash, il trash, il piercing, i videogiochi violenti, le visioni catastrofiche. E’ l’epoca, afferma Pecchioli, degli ibridi, dei mostri, dei vampiri, degli zombi. Questi ultimi, quasi divinità minori private della loro umanità, sono caratterizzati dalla capacità di riprodursi e clonarsi all’infinito: sono l’immagine del nostro destino postumano e posttecnologico che riproduce e clona all’infinito processi che sembrano aver terminato il loro cammino ed esauriti i propri compiti.

Quinta: l’opera d’arte in se stessa tende a sparire lasciando il posto agli effetti psicologici prodotti sull’osservatore. Non è più quindi produttrice di oggetti ma di funzioni. Trionfa la linea di Duchamp dove concetti e comportamenti sostituiscono tavolozze e pennelli. L’artista rassomiglia sempre di più al manipolatore che chiuso nella sua “navicella spaziale ” trasforma i dati che gli provengono dal mondo esterno. Esattamente nello stesso modo in cui un tecnico del cyberspazio organizza una banca dati o un portale elettronico.

Elaborato in forma di brevi e sintetiche schede che si susseguono lungo dodici capitoli, il libro può essere letto anche come un ipertesto, vale a dire saltando da una pagina all’altra, da un argomento al successivo. Una lettura che però non suggeriamo perché così facendo si corre il rischio di perdere il filo del discorso, frastornati dalle descrizioni di film, videogiochi, filosofie, tesi semiologiche, narrazioni trash, futurologie, testi di computer grafica e manga che Pecchioli, con una erudizione davvero sorprendente, mette in campo.

Sottolineiamo, inoltre, il primo capitolo nel quale sono analizzati gli stretti nessi tra paradigmi artistici e scientifici, non solo alla luce della oramai consolidate acquisizioni della filosofia della scienza (Popper, Kuhn, Lakatos, Feyerabend), ma soprattutto per evidenziare un comune atteggiamento, scoperto da Mary Hesse, verso la “logica d’inferenza analogica ”. Si tratta di “una logica non deduttiva e molto debole, difficile da sottoporre a falsificazione se non in condizioni speciali, ma potente e flessibile nell’essere in grado di confrontare in modo analogico, modelli di diverso tipo ”. Questa logica, che sta alla base dei processi metaforici che attivano gli artisti, sarebbe di importanza fondamentale nei processi di costruzione delle teorie attraverso le quali gli scienziati spiegano il mondo ed è oggi alla base della costruzione di modelli informatici, in primo luogo delle metafore realizzate per costruire le interfacce tra utente e macchina: pensiamo, per esempio, alla metafora della scrivania, inventata da macintosh e utilizzata da windows per sostituire il più astratto sistema operativo Dos. Insomma: tra arte, scienza e tecnologia non vi sono solo paralleli ma un comune fondamento, sul quale oggi è opportuno riflettere e lavorare.

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Luigi Prestinenza Puglisi é nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. È presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica e direttore della rivista online presS/Tletter (www.presstletter.com). È stato curatore della serie ItaliArchitettura (Utet Scienze Tecniche) - una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni - e docente di Storia dell’architettura contemporanea (Università di Roma La Sapienza). Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il più recente: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura e imparare i principi dello storytelling. 
Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 liberamente scaricabile e consultabile sul sito www.presstletter.com e sulla pagina facebook dedicata: History of Contemporary Architecture by lpp.

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