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Materie plastiche

Luigi Prestinenza Puglisi 2 aprile 2014 Cronache e commenti Nessun commento su Materie plastiche

La plastica ci ha conquistati o no? Se do un’occhiata alla mia automobile la risposta e’ inequivocabilmente si. Credo che , oramai, siano solo una minoranza i pezzi di carrozzeria fatti in altro materiale. Diverso discorso e’ per l’abitazione. Non che la plastica non ci sia. La troviamo nel carter del condizionatore, negli elettrodomestici, nelle lampade, nel telefono, nel citofono, nel computer, nel televisore, nell’asta della doccia, nel cestino portarifiuti e in mille altri oggetti che ogni giorno adoperiamo senza magari farci troppa attenzione. Tuttavia, sono altri i materiali dominanti. Sono il legno, il metallo ( se ci sono mobili modernisti o il tocco di un architetto alla ricerca di effetti forti), le maioliche, i tessuti dei tendaggi e dei divani: insomma quelli tradizionali. E sono sicuro che se chiedessimo – sia pure dopo aver spiegato che le nuove plastiche sono tutt’altro che quelle degli anni Sessanta- a un campione di utenti se vorrebbero o meno una casa in cui predomina questo materiale, la risposta sarebbe: no, grazie. Al massimo, se sono sufficientemente radical chic, accetterebbero in casa qualche pezzo d’arte “plastica”: per esempio una sedia disegnata da Gaetano Pesce o qualche oggetto sintetico di modernariato, possibilmente raro e costoso. Ma sempre a condizione che i singoli pezzi siano separati, isolabili dal resto dell’ arredo, che, insomma non facciano sistema (prova ne sia che Gaetano Pesce, per costruire una casa interamente di plastica, ha dovuto autocostruirsela diventando il committente di sé stesso).

Eppure, se andiamo indietro agli anni Sessanta e Settanta, ci accorgiamo che tutta una generazione di architetti dedicò particolare attenzione alle forme dell’abitare che le nuove materie ci avrebbero consentito. Penso agli Archigram, agli Smithson e agli architetti radical italiani, raggruppati nella mostra Italy, The New Domestic Landscape, svoltasi a New York nel 1972. E mi viene in mente il più bravo di tutti, Joe Colombo, al quale la triennale di Milano ha recentemente dedicato un interessante mostra, che inventò numerosi sistemi, uno più ingegnoso dell’altro, che avrebbero trasformato, grazie alle materie plastiche, le nostre abitazioni, sempre più piccole, in efficienti e piacevoli macchine per abitare. Ma, al pari degli altri, non ebbe grande successo.

Perché questo rifiuto che non si limita a quello dell’uomo della strada ma investe anche intellettuali raffinati? Credo essenzialmente per una ragione. La plastica a differenza degli altri materiali, proprio per essere plasmabile, ci comunica l’idea – in parte falsa, ma ciò non importa- di poterci avvinghiare, quasi sopraffare imbozzolandoci in un mondo artificiale. Un po’ come il cemento, anch’esso un materiale estremamente manipolabile. Non a caso si dice e con tono negativo: cementificare o plastificare.

E questa proprietà ne fa passare in secondo piano un’altra, non meno rilevante e positiva, del materiale: quella di poter realizzare prodotti sensuali, eccitanti e in grado di stimolare i nostri sensi; per esempio il tatto giocando sulla morbidezza o l’olfatto grazie all’aggiunta di additivi. E’ merito del gruppo Menphis, l’aver posto l’accenno su queste qualità, arrivando a realizzare prodotti che ci costringono ad abbandonare molti preconcetti. Ma anche per loro il successo e’ stato limitato ad una ristretta elite.

Da qui la domanda. Vinceranno, nel prossimo futuro, le plastiche riuscendo ad entrare in modo più massiccio anche nelle case tradizionali? Io credo di si perché alla fine i benefici in termini di costi e di confort hanno sempre la meglio sui preconcetti estetici. Ma la lotta con gli altri materiali, vorrei aggiungere, sarà dura e tutt’altro che scontata. E sicuramente ci riserverà piacevoli sorprese.

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Luigi Prestinenza Puglisi. E’ nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. E’ il direttore della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ) ed è il curatore della serie ItaliArchitettura ( Utet Scienze Tecniche), una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni. Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che si può scaricare gratuitamente dal sito www.presstletter.com ed ha una pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/La-storia-dellarchitettura-contemporanea-di-lpp/289706921182644. Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura, (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il recentissimo: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura. Chi non volesse spendere gli 8,90 euro che costa, lo può leggere gratuitamente on line su www.presstletter.com

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