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Tutti contro tutti: ornamento e delitto

Luigi Prestinenza Puglisi 5 febbraio 2016 Storia Nessun commento su Tutti contro tutti: ornamento e delitto

Tutti contro tutti: il perfido Neutra e il manoscritto di Sullivan (prologo)
La prossima storia avviene tra Los Angeles, Parigi, Vienna, Chicago e Tokyo e coinvolge Sullivan, Loos, Schindler, Neutra, Wright. Ci saranno fugaci apparizioni di Le Corbusier e di Mies. E forse vi parlerò della Baker.
La storia si svolge tra il 1920 e il 1924. Sullivan, il grande, il più grande di tutti, ha scritto un libro: i Kindegarten Chats. È una raccolta di articoli pubblicati per sbarcare il lunario e per dare un significato al lavoro e ai pensieri di una vita. Nessuno glielo vuole pubblicare e lui, che ha costruito Chicago, non ha neanche i soldi per mangiare. Il non meno squattrinato Schindler, che ha preso in mano lo studio di Wright mentre il maestro è in Giappone per costruire l’Imperial Hotel, ha una idea: e se questo libro lo facciamo stampare in Europa? Nel Vecchio Continente stremato dalla guerra, i dollari valgono di più, i costi di stampa sono minori e facendo preacquistare le 500 copie ad alcuni amici uscirebbe qualche soldo anche per Sullivan. Così Schindler si fa dare il manoscritto e lo manda a Vienna al suo maestro Loos, con il quale aveva studiato prima di emigrare negli USA. A questo punto subentra il perfido Neutra. Ma dovete avere pazienza, il racconto è lungo e vi farà vedere come gli architetti migliori sono umanamente i peggiori. Da questa storia non si salva nessuno. Solo Schindler. E, difatti, avete mai sentito parlare a lungo di lui? Neutra e Wright lo hanno letteralmente divorato.

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Tutti contro tutti (1)
Rudolph Schindler è coetaneo di Le Corbusier: sono entrambi del 1887. Studia a Vienna dove entra in contatto con Loos e dove conosce Neutra, più giovane di lui di cinque anni. Nel 1914 fa la cosa giusta: emigra in America e evita di essere arruolato nella mattanza della prima guerra mondiale. Vuole andare da Wright di cui ammira l’opera che ha conosciuto attraverso il Wasmuth portfolio. Ma Wright è senza lavoro: ha perso Taliesin mandata a fuoco da un domestico impazzito che aveva massacrato la compagna e i due figli di lei. Povero Schindler, sin dall’inizio la sua storia parte male. Lui che aveva sognato di lavorare con un grande creatore di spazi, deve accontentarsi di battere il passo e lavorare a paga ridotta in un qualsiasi studio professionale di Chicago.
Guardate le sue foto e vi renderete subito conto che siete davanti a un uomo buono: un romantico e un impenitente sognatore.
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Tutti contro tutti (2)
L’incendio di Taliesin e l’assassinio di Mamah Borthwick, la donna che aveva amato e con la quale era fuggito in Europa, avevano gettato Wright in uno stato di profonda prostrazione. Ma non tanta da impedirgli, dopo qualche settimana, di innamorarsi di una ammiratrice, sedicente scultrice, che, letta la tragica storia sui rotocalchi, gli aveva scritto una lettera proponendosi di consolarlo: Miriam Noel.
Nel 1917 Wright è a Tokyo con la nuova amante per concretizzare il lavoro dell’Imperial Hotel. Nel 1918 a Wright serve l’aiuto del giovane Schindler.
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Tutti contro tutti (intervallo)
In realtà, mettendovi la foto di Miriam Noel da ragazza, vi ho imbrogliati. Lei era del 1869 quindi due anni più giovane di Wright. Nel 1914, quando lo conosce, aveva 45 anni e nel 1923, quando lo sposa, 54. No, non era una bellezza in fiore. E poi si faceva di morfina. Vivere con lei non doveva essere una passeggiata.
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Tutti contro tutti (3)
Schindler in America stava malissimo. Una vita piena di rinunce e lontana da casa. Avrebbe voluto tornare nella sua Vienna. Ma sino al 1918 in Europa c’era la guerra e adesso finalmente, dopo 4 anni, gli si offriva la possibilità di lavorare con un maestro, Wright, che lui amava perchè disegnava con lo spazio (eh già, forse non ci avete pensato, ma era proprio Wright che incarnava lo spirito di Loos agli occhi di un loosiano).
E poi nel 1919 si innamora di Pauline. C’è sempre una donna che ti cambia la vita, anche se Pauline un po’ sciroccata lo era. Beh, come vedrete, Schindler era specializzato per affezionarsi alle persone sbagliate.
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Tutti contro tutti(4)
Il motivo per il quale nel 1893 Wright e Sullivan avevano rotto i loro rapporti era che Wright esercitava di nascosto, probabilmente attirando nel suo clienti dello studio Adler Sullivan con la prospettiva di un migliore servizio a un costo ridotto. Vi era poi una inevitabile ragione di crescita: prima o poi l’allievo deve violentemente separarsi dal maestro. Ma ora le cose erano cambiate. La vita era passata come un rullo compressore su entrambi. Sullivan era ridotto in povertà ed era preda dell’alcol. E Wright doveva reinventarsi: era finito il tempo delle prarie house con le quali aveva trovato clienti borghesi. Oramai lui, il fedigrafo che aveva tradito con la moglie di un cliente e con lei era fuggito in Europa, ai loro occhi non era più rispettabile. Per ricominciare doveva trovare nuovi mercati e nuove idee. E ripartire dal punto in cui era cominciato tutto: la questione dell’ornamento e quindi da Sullivan, dalla sostanza del suo insegnamento.
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Tutti contro tutti (5)
Secondo gli storici è in questi anni tra il 1910 e il 1920 che Wright fa i conti con le culture giapponese e maya. Tutto vero. Ma sfugge loro il nocciolo del problema: Wright sta facendo i conti con Sullivan, con il Maestro. Con l’ idea che si possa produrre un’architettura prefabbricata e quindi industrialmente accettabile che non faccia a meno della sua ricchezza e quindi dell’ornamento. Insomma: con l’ipotesi che la buona architettura non debba soccombere, banalizzandosi per colpa dell’industrializzazione. Guardate l’ Imperial hotel di Tokyo: è prodotto con un limitato numero di pezzi tutti uguali, come gli edifici di Sullivan. Il metodo troverà, qualche anno dopo, il suo logico sviluppo nelle case in blocchetti di cemento di Los Angeles. Che però i metodi di prefabbricazione di Wright siano troppo intelligenti e poetici per funzionare, è un altro discorso. Come si accorgerano i proprietari dell’Imperial Hotel che arrivarono a perdere tutta la loro quasi illimitata pazienza orientale per stare dietro a costi e tempi eccedenti ogni più ragionevole previsione.
Questo per dire che Wright si trattenne a Tokyo oltre il previsto. E chi poteva seguire lo studio di Chicago e poi i lavori di Los Angeles se non Schindler?
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Tutti contro tutti (6)
A Wright Schindler doveva piacere se no non gli avrebbe mai affidato lo studio a Chicago, quando era a Tokyo, e poi dato l’incarico di seguire i progetti a Los Angeles. Ed era sempre Schindler che gli faceva da tramite con Sullivan. Dalla corrispondenza risulta un prestito di 200 dollari che Wright fece a Sullivan e fece arrivare via Schindler. Non una gran somma neanche per quei tempi. Quando oltre 25 anni prima era impegnato nello studio di Adler e Sullivan, a Wright Sullivan di dollari ne aveva anticipati 5.000, venticinque volte tanto.
Ma erano altri tempi, gli affari andavano e c’era tanto lavoro. Wright, invece, a Chicago non aveva più clienti e poi lui, a cui il denaro non bastava mai, doveva mantenere anche una compagna drogata.
A questo punto nella nostra storia dobbiamo far entrare Neutra. Neutra non era riuscito a sfuggire alla leva imposta dalla guerra e alla situazione drammatica del dopoguerra. Determinatissimo, si mise in testa che doveva emigrare in America e l’unico a cui poteva aggrapparsi per tentare di andarci era proprio Schindler. Che divenne subito il carissimo amico Schindler. In realtà si erano conosciuti e, a giudicare dal carteggio, non certo approfonditamente, in quella specie di scuola alternativa che Loos aveva organizzato a Vienna.
Beh oramai l’avete capito: se c’era bisogno di qualcuno a cui appoggiarsi, subito tutti pensavano a questo generoso sognatore.
E adesso, prima di andare avanti, guardate in faccia Schindler e Neutra. A volte una immagine vale più di cento commenti.
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Tutti contro tutti (7)
Neutra utilizza nei riguardi di Schindler una tattica a tenaglia. Da un lato fa leva sulla sua nostalgia di esule: gli ricorda i comuni trascorsi viennesi, gli parla di Loos. Dall’altro sulla pietà umana: gli dice che non ha lavoro, che abita in una stamberga fredda, che salta i pasti, che è costretto a vivere a Zurigo dove gli è riservato un trattamento da emigrante. Vuole a tutti i costi raggiungerlo in America. Gli chiede, per avere il visto, degli affidavit e un prestito in denaro. Lo fa sentire un privilegiato, lui, Rudolf Schindler, che riesce a stento a sbarcare il lunario con un Wright che certo non lo riempe d’oro.
Schindler ottiene dalla moglie Pauline, che è cittadina americana, un lettera per l’amico, prontamente spedita. Riguardo ai soldi, che Neutra chiede di inviare ad una suora in Svizzera per non far risultare l’operazione alle autorità austriache, fa notare prima che la cifra è troppo alta per le proprie finanze e poi che, non essendoci segni concreti di visto, è meglio posticipare l’invio al momento in cui sarebbero effettivamente necessari. A Neutra, che si impegna a fornirgli garanzie scritte, ricorda che non c’è bisogno e tra amici basta la parola data.
Neutra dimenticherà tutto e nei suoi ricordi non farà cenno neanche alla lettera di Pauline. Tutti i mostri, e tra gli architetti ce ne sono diversi, riscrivono il proprio passato.

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Tutti contro tutti (8: entra in campo Loos e la storia comincia a farsi interessante)
Andiamo in Europa e vediamo cosa sta facendo Loos. Ecco cosa ci racconta internet:
“Nel maggio del 1918 un violento malore porta Loos a scoprire un divorante cancro allo stomaco, dal quale si salva grazie al tempestivo intervento di un chirurgo svizzero, rimettendosi completamente nell’arco di sei mesi”.
“In autunno (del 1919) riapre la sua scuola di architettura, alla quale si iscrive – tra gli altri – Heinrich Kulka, in seguito collaboratore di Loos e curatore del primo libro sull’opera dell’architetto”
“Nell’aprile del 1920 Loos porta con sé Elsie a Parigi, su invito di un giovane intenzionato a commissionargli la casa dei genitori: l’accoglienza nella capitale francese è calorosa e promettente e Loos incontra tra gli altri Charles Edouard Jeanneret (Le Corbusier), e riceve l’invito a pubblicare su “L’Esprit Nouveau”.
Al ritorno da Parigi, trova il manoscritto di Louis Sullivan Kindergarten Chats, inviatogli da Rudolf Michael Schindler – un allievo di Otto Wagner che si era trasferito in America prima della guerra – con la preghiera di aiutarlo nella pubblicazione, ma non riuscirà nell’intento. Invitato al Salon d’Automne di Parigi, progetta di stabilirvisi e di trasferire nella città anche la sua scuola, confidando di chiamare Sullivan a insegnare; in ottobre inaugura l’esposizione – nella quale viene esibito il grande plastico dell’Hotel per vacanze invernali sul Semmering (1913) – riscuotendo un buon successo di stampa e pubblico, tuttavia non ancora sufficiente a giustificare il trasferimento”

Riassumendo:
È stato male, molto male.
Ha una nuova moglie giovanissima, Elsie.
Ha contatti con Parigi dove pensa di trasferirsi.
Tra i contatti c’è Le Corbusier che lo invita a scrivere su L’Esprit Noveau.
Riceve dagli Stati Uniti un manoscritto di Sullivan inviatogli da Schindler.
Pensa di aprire una scuola a Parigi, sul modello di quella di Vienna invitando a insegnarvi proprio Sullivan.

Tenete bene a mente questi punti perchè sono essenziali per la nostra storia.

Ecco il link per chi voglia altre notizie:

http://www.archimagazine.com/bloos.htm

 Tutti contro tutti (intervallo)
Elsie Altmann è la seconda moglie di Loos. La sposa che lei ha 18 anni (lui ne ha quasi cinquanta), ma lei avrebbe voluto sposarsi a 17 se non fosse stato per l’opposizione dei genitori. Forse la conobbe quando aveva dieci anni e insegnava nella scuola femminile da lei frequentata. La costrinse a passare il primo giorno di nozze in un suo cantiere e, poi, a una prima notte in un albergo con due letti separati. Si lasciarono nel 1926 quando lei se ne andò in America a continuare il suo lavoro di attrice e ballerina. Fu il suo più grande amore tanto che la lasciò, nonostante una terza moglie da cui divorziò e un figlio adottivo, erede universale. Erede di niente perchè morì povero in canna e per i funerali gli amici dovettero fare una colletta. Il periodo che Loos passò con Elsie è il più delicato della sua carriera: passò da un classicismo disgustoso, segnato dalla colonna del Chicago Tribune, a uno stile più libero e disinibito, anche in corrispondenza con il trasferimento del 1924 a Parigi. Spesso fu il lavoro di Elsie a permettere di pagare i conti della coppia.
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Tutti contro tutti (9)
È il generoso Schindler che ha preso a cuore il caso di Sullivan. Un po’ perchè Wright sta in giro un po’ perchè non se ne vuole occupare: forse gli risulta insopportabile vedere il maestro ridotto in uno stato così penoso. Sullivan racconta a Schindler che ha raccolto una serie di articoli pubblicati per sbarcare il lunario e per dare un significato al lavoro e ai pensieri di una vita. Sono i Kindergarten Chats. Ma il libro in America nessuno glielo pubblica. E qui Schindler ha l’idea di coinvolgere Loos, che conosce molti editori e ha un passato di giornalista. Nel Vecchio Continente stremato dalla guerra, i dollari valgono di più, i costi di stampa sono minori e facendo preacquistare le 500 copie ad alcuni amici uscirebbe qualche soldo anche per Sullivan. Così Schindler scrive a Vienna. Ma da Loos non arriva risposta perchè è a Parigi o forse non gli va di essere infastidito da questa incombenza. Schindler non demorde e riscrive. Gli risponde Elsie che si presenta come la nuova compagna dell’architetto. E lo assicura che Loos si darà da fare. Loos farà poco e nulla. Figuriamoci quanto poteva interessare a un personaggio così egocentrico il destino di un altro. A lui in questo momento importa di trasferirsi a Parigi: è lì, dove tutto succede, che forse potrà essere apprezzato.
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Tutti contro tutti (10: Loos smentisce i loosiani)
A Loos venne una idea: perchè non chiamare Sullivan a insegnare alla scuola che lui avrebbe aperto a Parigi?
Può darsi che si sia trattato di un modo elegante per trarsi d’impiccio con Schindler. Ma per quanto vogliamo minimizzare la richiesta, ci costringe a rivedere le nostre teorie sull’architettura. Ci hanno passato Loos come teorico del rigorismo e Sullivan come l’architetto ossessionato dall’ornamento, proprio quell’ornamento che il primo aveva bollato come delitto. E invece non solo i due più dotati allievi di Loos vanno ( Schindler nel 1914, Neutra nel 1924) a Taliesin da Wright, il migliore allievo di Sullivan, ma addirittura Loos vuole Sullivan con sé nel progetto che lo avrebbe rilanciato. Come se Giorgio Grassi aprisse una scuola per metterci la Zaha Hadid. No, c’è qualcosa che non torna in tutto quello che ci hanno insegnato su Loos e su Sullivan. La questione dell’ornamento non è riassumibile in una formuletta. E Wright con l’Imperial Hotel lo aveva intuito. E lo stava per capire ancor meglio Schindler, che proprio in quegli anni decise di mettersi in proprio.
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Tutti contro tutti (11)
Neutra viene a conoscenza che Loos ha il manoscritto di Sullivan. Va da lui e glielo chiede vantandosi di poter trovare un editore. Non riesce a trovarne alcuno, ma inspiegabilmente non lo restituirà che dopo più di tre anni anni, quando avrà ottenuto il visto e sarà finalmente approdato negli Stati Uniti. Sullivan scrive diverse lettere angosciate a Schindler: vorrebbe il suo manoscritto indietro anche perchè non ha denaro per farsene battere a macchina un altro. Schindler scrive a Neutra chiedendoglielo e si offre di mandargli i soldi per la spedizione. Nulla. Forse l’astuto Neutra conta di usare il manoscritto come un’arma in più per espatriare, facendosi passare come il press agent dell’architetto. Chi lo sa. Certo lo vedremo a Chicago giusto in tempo per il funerale di Sullivan. Così ha modo di incontrare Wright e di carpirgli un posto di lavoro, sfruttando le buone referenze di Schindler. Ma a Wright quel tipo con la faccia di faina, a differenza di Schindler, piace poco. Molto poco.
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Tutti contro tutti (12)
È Wright che nel 1920 manda Schindler, il suo aiuto più bravo, a Los Angeles a seguire il difficile cantiere della Hollyhock house. Ma è la moglie Pauline che gli suggerisce il programma della casa con la quale cominciare una nuova vita in California. Sarà una abitazione sperimentale che condividerà con una coppia amici (la prima sarà la famiglia del costruttore con il quale Schindler dividerà le spese di realizzazione dell’opera). Ogni famiglia ha due studi, uno per lei e uno per lui. Si dorme al piano superiore in cuccette all’aria aperta. La cucina è in comune tra le due coppie. E vi è un annesso per ospitare amici o per affittarlo e integrare il reddito. Nel patio si svolgeranno feste, spettacoli e performance. Una macchina per una vita alternativa e con un budget ridotto all’osso. Terminata nel 1923, è la casa più innovativa del novecento. Inutile dire che nessuna banca è disposta a finanziarla e che ha un permesso di costruzione provvisorio e in ogni momento revocabile. È in gran parte prefabbricata e realizzata con materiali poverissimi. Lo spazio è la sua ricchezza. Wright, che la va a vedere, rimane colpito, pensa che Schindler lo abbia copiato – e in minima parte è così- ma in realtà la casa di Kings road sta anni avanti rispetto alle sue ricerche. Nel 1936, quando inizierà il periodo delle Usonian, sarà Wright a copiare Schindler. Naturalmente non lo ammetterà mai.
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Tutti contro tutti (13)
Pauline è una intellettuale colta e di idee progressiste. Sa che il matrimonio non può essere una trappola per la donna. Da qui l’idea di avere a Kings road un proprio spazio di lavoro indipendente. E un ridimensionamento della cucina e delle attività domestiche che sono gestite in comune con l’altra famiglia. E anche l’attivismo nell’organizzare performance di poesia, danza e altre attività artistiche. Los Angeles negli anni venti è il centro della nascente industria cinematografica e un polo di attrazione di artisti, poeti, sfaccendati e sciroccati di ogni genere, un po’ come dall’altra parte del mondo era la Parigi che aveva attratto Le Corbusier e Loos. E tutti accorrono nella casa di Pauline e Rudolf Schindler. Pauline crede nell’amore libero, ma a metterlo in pratica è soprattutto Il marito che non si fa scappare una cliente o un’amica. Con la sua aria di poeta, di sognatore viennese e di sconfitto esercita un fascino, pare, irresistibile.
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Tutti contro tutti (14)
Neutra sta solo qualche mese a Taliesin. Wright lo licenzia perchè è senza lavoro e perchè vive, se vogliamo adoperare un eufemismo, un momento complesso: ha da poco conosciuto Olgivanna di trent’anni più giovane di lui dalla quale aspetta una figlia, è perseguitato dalla ex moglie morfinomane, e, come se non bastasse, un ennesimo incendio ha distrutto parte di Taliesin. Dove andare se non a Los Angeles da Schindler? E così un bel giorno del 1926 tre persone bussano alla porta di Kings road. Ricorderà Pauline: erano i Neutra con un figlio in braccio e i bagagli. Occuperanno per circa cinque anni l’appartamento della coppia che si era trasferita qualche mese prima.
La convivenza tra i due nuclei, ricorda Dione, la moglie di Neutra, fu un incubo dostoevskiano. I Neutra sono provinciali e moralisti e vivono con disagio la vita promiscua e libertaria di Kings road. E Pauline ha un terribile carattere: non gliene sfugge una, non se ne tiene una. Schindler decide di coinvolgere Neutra nei propri lavori.
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Tutti contro tutti (15)
Che Neutra non fosse affidabile Schindler lo avrebbe dovuto capire subito, quando nel 1927 gli carpisce l’incarico per la casa dal dottor Lovell. Schindler, che aveva già disegnato divese cose per i Lovell compresa una magnifica casa al mare (eccola nella foto in basso), gli aveva trovato il terreno e già stava iniziando il progetto. Ciononostante non rompe: ha altro a che pensare perchè è l’anno che si separa dalla moglie Pauline e poi può darsi che i Lovell siano stanchi di lui e l’abbiano messo da parte a causa di qualche polemica per i lavori precedenti. E può anche darsi che c’entri la signora Lovell con la quale Schindler ha avuto o ha una storia ( del resto forse l’aveva avuto o ce l’aveva anche con la sorella di lei che però continuerà a ricorrere ai suoi servizi architettonici: è la signora Freeman prima committente di Wright e poi, appunto, di Schindler).
Certo è che I rapporti tra i due austriaci si incrinano. L’amico si è rivelato un opportunista e della peggiore specie.
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Tutti contro tutti (parentesi)
Ecco una interessante lettera di Dione, la moglie di Neutra: da questa si evince che il dottor Lovell affida l’incarico della casa a Neutra incurante dei desiderata della moglie Leah e della sorella di lei, Harriet Freeman (la quale Harriet è scatenata nell’ aizzare Leah pro Schindler e contro Neutra). Le due sorelle probabilmente avevano una relazione con Schindler (sicuramente Harriet). Cornuto forse, povero Lovell, ma non cornuto e bastonato come sarebbe stato se a Schindler avesse fatto costruire pure la casa dove sarebbe andato ad abitare. Ciò spiegherebbe anche perchè Schindler si raffredda nei riguardi di Neutra, che subentra nell’incarico, ma ancora non rompe perchè capisce che in fondo lui, Schindler, se l’era cercata. Lo farà dopo per questioni più gravi.
Nella foto: Schindler in alto. Le tre persone in basso sembrano Samuel Freeman con la moglie Harriet e Leah Lovell.
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Tutti contro tutti (16)
Quando gli storici favorevoli a Neutra si trovano a corto di argomenti sostengono che comunque Schindler non avrebbe mai realizzato un capolavoro come la Lovell house. E in effetti non hanno torto. Avrebbe disegnato un capolavoro diverso e a noi sarebbe mancata una pietra miliare della storia dell’architettura.
Il segreto di Neutra è puntare dritto all’immagine della modernità: fredda, impeccabile, tecnologica. Philip Johnson lo intuirà subito: è Neutra che inventa l’International Style in America. Neutra però ancora non lo sa e, nelle conferenze organizzate da Pauline, si fa presentare come uno dei due o tre eredi di Sullivan, di quel Sullivan al quale aveva carpito il manoscritto.
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Tutti contro tutti (17)
A scatenare la rottura tra Schindler e Neutra sono l’esposizione in Europa del progetto di concorso per la Lega delle Nazioni, un lavoro a quattro mani che Neutra fa passare esclusivamente come proprio, e la conseguente fama internazionale ratificata dal suo viaggio del 1930 in Giappone e in Europa: partecipa al Ciam, si vede con Le Corbusier e con Gropius, è inviato da Mies a insegnare per un mese al Bauhaus. Schindler, che aveva rotto con Wright accusandolo di essere troppo scultoreo, viene invece messo fuori gioco e sarà considerato solo un epigono di quest’ultimo. Ci torneremo, adesso dobbiamo andare a Parigi per vedere cosa sta succedendo tra Loos e Le Corbusier a proposito di ornamento. Oramai è chiaro: questa storia affronta i diversi modi di rispondere alla provocazione di Loos senza risolvere la quale non si produrrà l’architettura moderna, cioè come rendere inoffensivo il delitto dell’ornamento al quale nessuno sa rinunciare.
Intanto date un’occhiata al progetto della Lega delle Nazioni e ditemi se, secondo voi, l’autore non era più Schindler che Neutra.
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Tutti contro tutti (18)
Nel 1919 Ludwig Wittgenstein nota che Adolf Loos è andato fuori di testa: il suo è un classicismo retorico e non un tornare all’essenza dell’architettura. In realtà Loos sta passando un momento delicato in cui vorrebbe proiettarsi verso il nuovo ma in cui non solo non riesce a liberarsi dal vecchio ma pensa che sarà proprio questo, riorganizzato e purificato, a renderlo nuovo. E così un lato guarda a Parigi e ai nuovi architetti, come il giovane Le Corbusier, che nel 1920 gli ripubblica su L’Esprit Noveau Ornamento e delitto, sottolineando quanto il testo fosse stato profetico, dall’altro realizza opere bloccate e retoriche o, come il progetto per il Chicago Tribune del 1922, volutamente rétro e paradossali.
Per fortuna la nuova moglie Elsie lo stimola, se non altro con la sua giovane età, ad uscire dal guado. L’idea è trasferirsi a Parigi e difatti già nel 1920 Loos aveva proposto a Sullivan, per il tramite di Schindler, di venire ad aiutarlo nella nuova scuola che proprio là avrebbe voluto aprire. Ragioniamo: per la nuova scuola non pensa neanche un attimo a chiamare i giovani. Se non si capisce questo passaggio non si afferra la complessa relazione di competitività e conflittualità che lo lega a coloro che lo vorrebbero mettere in naftalina archiviandolo come un Maestro.
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Tutti contro tutti (19)
Nel 1924, l’anno in cui si trasferisce a Parigi, Loos dovrebbe essere glorificato da una mostra del Werkbund che gira per la Germania e ha un programma, forma senza ornamento, vicino al suo famoso scritto. Vede invece che nel treno, adesso vincente, sono saliti anche coloro che aveva combattuto, che le sue idee sono fraintese e che il suo ruolo è negato. Fa sentire la sua voce e, come sempre, le sue parole sono taglienti. Non gli verrà perdonato: tre anni dopo sarà escluso dall’esposizione del Weissenhof per mano di Mies che lo depennerà dalla prima lista che gli era stata fornita e, poi, dopo un ripescaggio, gli verrà favorito il mediocre belga Victor Bourgeois. A Parigi le cose non vanno meglio. Tutti lo vogliono ma oramai, se è permesso il gioco di parole, solo come ornamento.
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Tutti contro tutti (20)
Sempre nel 1924, l’anno del trasferimento a Parigi e dello smacco della mostra Die Form organizzata dal Werkbund, Loos scrive un articolo sul tema dell’ornamento. È evidente che il suo bersaglio è Le Corbusier. Quel Le Corbusier che stava diventando famoso, mentre lui scivolava nel dimenticatoio.
Afferma: “Io non ho mai sostenuto, come ad absurdum hanno fatto i puristi, che l’ornamento debba venire eliminato in modo sistematico e radicale” e, ancora: “l’architetto è un muratore che ha studiato il latino. Ma gli architetti contemporanei sembrano piuttosto degli esperantisti”. Le parole sono chiare ma in realtà è Loos ad essere confuso tanto da disegnare negli anni immediatamente successivi due opere che si contraddicono tra loro e contraddicono le sue stesse parole: la casa per Tzara e per la Baker. Trovatemi adesso cosa ci sia di latino in questo blocco con foro centrale e soprattutto in questa opera Art Déco. Non importa, sono lo stesso due opere notevoli se si guarda la loro complessa spazialità interna. Ma è chiaro che l’architettura, quella che dovrebbe incarnare lo spirito del tempo, sta andando in tutt’altre direzioni.
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Tutti contro tutti (21)
Nel 1927 la squadra europea è messa in piedi per il Weissenhof. Le due punte sono Mies e Le Corbusier ai quali spettano i lavori più importanti, e poi ci sono Gropius e Oud il primo a rappresentare la Bauhaus il secondo De Stijl depurato dalle intemperanze e dalla genialità disturbata di Theo van Doesburg. Tra i precursori c’è Behrens e non Loos, più costruttore e meno artisticamente e concettualmente problematico. Messe da parte le tendenze organiche ed espressioniste (Häring, il più pericoloso, è fatto fuori dallo stesso Mies).
L’anno dopo, Gropius lancia il primo corso di architettura al Bauhaus e a La Sarraz ci sarà il primo CIAM officiato da Giedion. Il processo di purificazione dell’architettura moderna europea è quasi compiuto. La problematica dell’ornamento è stata rimossa, adesso è la forma a diventare essa sola oggetto di piacere estetico, ma, paradossalmente, se non c’è ornamento tutto si trasforma in ornamento.
A questo punto gli occhi sono puntati sull’America, che diventa l’Eden originario, il luogo dove questa cultura del rigore, della purezza e dell’onesta ingegneria che salverà l’Europa è potuta sbocciare. Ecco che entrano in campo prima Richard Neutra e poi Philip Johnson e Henry Russel Hitchcock.
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Tutti contro tutti (22)
Nel 1928 Loos, sempre più sfiduciato, e abbandonato da due anni da Elsie, torna a Vienna. È questo il periodo delle sue opere migliori, dei suoi capolavori in parte segnati da quel purismo che lui aveva stigmatizzato. Lo stesso anno subisce un processo per molestie sessuali a bambine adescate e fatte posare -sostiene la difesa- nude come modelle (sarà condannato). L’anno dopo si sposa con Claire Beck di tretaquattro anni più giovane, ma la storia durerà solo un paio di anni. Si trasferirà in Cecoslovacchia. Soffre di demenza senile e il 1932 , l’anno della mostra al MoMA dell’International Style, lo trascorre in sanatorio. Morirà nel 1933 senza lasciare i soldi per il proprio funerale. L’amico Karl Kraus terrà l’orazione funebre davanti ai pochi che si ricordano ancora di lui.
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Tutti contro tutti (23)
Cosa fare se gli europei hanno il mito dell’America vista come il paese dell’architettura efficiente e funzionale? Semplice: rafforzargli la convinzione, producendo le prove. E così Neutra, che in America a stento trova lavori per sopravvivere perchè lo vedono come un individuo culturalmente alieno, si inventa, proprio nella regione dell’architettura finto ispanica, l’America architettonicamente purista e funzionalista. Scrive due libri: nel 1927 Wie Baut Amerika? (Come si costruisce in America?) e nel 1930 Amerika. E realizza, carpendola al collega Schindler, una abitazione che non ha nulla di americano ma che da quel momento diventa l’icona del modo di vivere e di costruire americano. Inutile aggiungere che il suo viaggio in Europa del 1930 sarà un successo. Gli architetti, soprattutto se impegnati culturalmente, amano sentirsi raccontare le bugie nelle quali credono fermamente.
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Tutti contro tutti (24)
Quando Neutra tornò dal viaggio in Europa, Schindler si rabbuiò ma Neutra aveva capito e lasciò la casa di Kings road. Neutra accumulò un successo dopo l’altro, aiutato dalla sua straordinaria capacità nelle pubbliche relazioni. Schindler realizzò non meno opere ma non andò molto oltre Los Angeles. La sua idea che l’architettura fosse spazio e non stile era perdente perchè non riassumibile in una immagine chiara e perentoria. E poi non lo aiutava il carattere irascibile e leale che lo spinse a mandare al diavolo Hitchcock e Johnson. I due onnipotenti critici, che erano a dir poco permalosi come due checche, gliela fecero pagare, tanto da non chiamarlo né alla mostra dell’International Style del 1932, dove invece Neutra ebbe spazio, né in altre occasioni.
Inutile aggiungere che da quel momento Neutra e Schindler si ignorarono.
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Tutti contro tutti (25)
Nel 1953 Schindler è ricoverato al Cedars of Lebanon Hospital a causa del tumore che di li a poco se lo porterà via. Si apre la porta ed entra il degente con il quale deve condividere la stanza. Sapete chi è? È Neutra ricoverato per problemi di cuore.
I due viennesi non si rivolgevano parola, qualcuno sostiene, da 23 anni.
I due cominciano a conversare in austriaco e parlano e parlano e parlano. Ridono di cuore. Non sapremo mai cosa si siano detti: se hanno ricordato il carattere intollerabile di Pauline, i vestiti azzimati di Loos, l’egoismo cosmico di Wright o le corna del salutista Lovell. Certo sappiamo che ridevano, forse perchè la vicinanza della morte ha la capacità se non altro di mettere tutto in una giusta prospettiva, anche l’architettura.
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Fine

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Luigi Prestinenza Puglisi. E’ nato a Catania nel 1956. Fa il critico di architettura. E’ il direttore della rivista on line presS/Tletter. E’ presidente dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (www.architetturaecritica.it ) ed è il curatore della serie ItaliArchitettura ( Utet Scienze Tecniche), una raccolta dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani negli ultimi anni. Da non perdere la sua Storia dell’architettura del 1900 che si può scaricare gratuitamente dal sito www.presstletter.com ed ha una pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/La-storia-dellarchitettura-contemporanea-di-lpp/289706921182644. Ha scritto numerosi libri. Quello a cui tiene di più è: HyperArchitettura, (Testo&Immagine 1998). Quello che ha venduto di più è: This is Tomorrow, avanguardie e architettura contemporanea (Testo&Immagine, 1999). Quello che avrebbe voluto che vendesse di più è: Introduzione all’architettura (Meltemi, 2004). Quello che ha avuto le migliori recensioni: New Directions in Contemporary Architecture (Wiley, 2008). E poi vi è il recentissimo: Breve Corso di scrittura critica (Lettera 22, Siracusa 2012) destinato a tutti coloro che vogliono scrivere di architettura. Chi non volesse spendere gli 8,90 euro che costa, lo può leggere gratuitamente on line su www.presstletter.com

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